Quando si decide di adottare, accade di “scontrarsi” con termini e concetti non sempre familiari, ma su cui è bene essere informati. Qui puoi trovare risposta alle principali domande di chi muove i primi passi nel mondo dell'adozione o che ne è già parte. Se ci sono argomenti che vorresti approfondire ti consigliamo di consultare il nostro BLOG.

 

(agosto 2018)

C'è differenza tra PDP e PEI?

Prima di tutto bisogna dire che queste sono due siglie di tipo "scolastico", di fatto indicano due documenti necessari per la didattica quando ci sono alunni con particolari necessità. PDP e PEI, sebbene vengano spesso confusi tra loro ma non sono sinonimi anche se sono entrambi documenti, come dicevamo, di programmazione scolastica. Il PEI (Piano Educativo Individualizzato) viene redatto annualmente dalla scuola per gli alunni con disabilità, il PDP (Piano Didattico Personalizzato) invece per quelli con Disturbi Specifici di Apprendimento e per altri alunni con bisogni educativi speciali, eventualmente anche solo transitori (i c.d. BES). Nel PDP la personalizzazione riguarda il percorso didattico per il raggiungimento degli obiettivi che restano però gli stessi del resto della classe. Ciò che cambia insomma è “solo” il modo di insegnare (potranno ad esempio essere adottati strumenti compensativi come calcolatrice o registratore, potranno essere usate mappe concettuali, potranno essere ridotti i compiti o programmate le interrogazioni). Nel PEI, invece, la progettazione di una programmazione individualizzata coinvolge anche gli obiettivi che sono, in tutto o in parte, diversi da quelli del gruppo classe venendo semplificati e ridotti. Anche se molti alunni adottati presentano spesso importanti fatiche scolastiche, ciò non è sempre vero: pertanto l'alunno adottato non è automaticamente ed in quanto tale un alunno con bisogni educativi speciali.

 

Mio figlio, adottato, non è ancora pronto per andare a scuola: posso trattenerlo un anno in più alla scuola di infanzia anche se ha compiuto sei anni?

Sì, le Linee di indirizzo per il diritto allo studio degli alunni adottati contemplano espressamente questa possibilità se ve ne è la necessità (non tutti i bambini ne hanno bisogno). La nota del MIUR protocollo n. 547 del 21 febbraio 2014, richiamata dalle stesse Linee di indirizzo, contiene un espresso chiarimento rispetto alla possibilità di deroga dell'obbligo scolastico per i minori adottati: in accordo con la famiglia ed in presenza di idonea documentazione di supporto, quale ad esempio la relazione della psicologa o di altro professionista coinvolto (neuropsichiatra infantile, logopedista ecc.), il dirigente scolastico, sentito il team dei docenti, può assumere la decisione di far permanere l'alunno nella scuola di infanzia per il tempo strettamente necessario all'acquisizione dei pre-requisiti, comunque non superiore ad un anno scolastico.

 

Cosa sono le Linee di indirizzo scuola-adozione?

Le Linee di  indirizzo per il diritto allo studio degli alunni adottati sono state pubblicate dal MIUR nel dicembre 2014. La portata innovatrice delle Linee di indirizzo consiste nel fatto che si tratta di uno strumento pensato proprio per gli alunni adottati, per favorirne l'inserimento scolastico oltre che per promuovere sul territorio una cultura dell'adozione. Nelle Linee di indirizzo si possono trovare molte indicazioni e suggerimenti relativi ad una molteplicità di temi: iscrizione, scelta della classe, tempi di inserimento, storia personale, formazione degli insegnanti ecc. E' utile, al momento della scelta della scuola, che il genitore verifichi la conoscenza ed applicazione delle Linee di indirizzo da parte dell'istituto ove intende iscrivere il figlio.

 

(luglio 2018)

Cos'è il rischio giuridico?

Per rischio giuridico si intende la possibilità che il minore rientri nella famiglia di origine (con ciò intendendosi i parenti sino al 4° grado) durante il periodo di collocamento provvisorio, cioè quando sia già stato inserito nella famiglia adottiva, ma in attesa del decreto di affidamento preadottivo. Qualora sia presente una situazione di rischio giuridico non potrà ovviamente perfezionarsi l'adozione fino alla cessazione del predetto rischio.

 

Gli Italiani residenti all'estero possono adottare secondo la legge dello Stato in cui risiedono?
Sì, ma solo se vi risiedono – effettivamente e stabilmente - da almeno due anni. Altrimenti troverà applicazione la legge italiana.

 

Le coppie di fatto possono adottare?

No, la nostra legge richiede che la coppia che vuole adottare sia sposata da almeno tre anni. Tuttavia viene preso in considerazione il pregresso stato di convivenza ossia se non sono ancora trascorsi tre anni dal matrimonio, ma i coniugi hanno convissuto per un periodo di tempo che, cumulato al matrimonio, raggiunge i tre anni, gli stessi possono comunque dichiarare la loro disponibilità all'adozione.

 

La coppia può revocare l'incarico conferito all'ente?

Sì, la coppia può revocare l'incarico in qualunque momento, senza che vi sia la necessità di esplicitarne la ragione, fermo restando l'obbligo di rimborsare all'ente i costi sostenuti previa esibizione dell'idonea documentazione giustificativa.  L'ente, invece, può rinunciare all'incarico che gli è stato conferito solo per giusta causa, ad esempio blocco delle adozioni nei paesi in cui opera o se la coppia rifiuta immotivatamente un abbinamento.

 

(giugno 2018)

Anche per l'adozione nazionale occorre il decreto di idoneità?

No. Adozione nazionale ed internazionale sono regolamentate diversamente e, di conseguenza, anche i due percorsi presentano alcune differenze. Chi vuole adottare un bambino tramite adozione internazionale deve ottenere dal Tribunale per i Minorenni un decreto di idoneità. Per l’adozione nazionale, invece, questo non è previsto. Gli aspiranti genitori, sulla base della propria dichiarazione di disponibilità (che dura tre anni e può essere rinnovata), potranno essere chiamati dal Tribunale per i Minorenni per un potenziale abbinamento.

 

C'è differenza tra collocamento provvisorio ed affido preadottivo?

Sì, si tratta di due misure diverse tra loro anche se, nell'ambito del procedimento adottivo, in qualche modo legate. Infatti, quando l'adozione è a rischio giuridico ossia il bambino è stato già dichiarato adottabile, ma la decisione può ancora essere impugnata dalla famiglia di origine, lo stesso viene collocato in via provvisoria presso gli aspiranti genitori adottivi.  Scaduti i termini per proporre ricorso -  o confermata la sentenza che ha disposto l’adottabilità nei gradi di giudizio successivi - ha inizio il periodo di un anno di affido preadottivo. Se questo periodo si conclude positivamente, l'adozione diventa definitiva.

 

Se dò mandato ad un ente per l'adozione internazionale devo rinunciare all'adozione nazionale?

Alcuni enti autorizzati chiedono alla coppia di rinunciare alla procedura in corso per l’adozione nazionale dopo il deposito del dossier tradotto e legalizzato presso la competente Autorità del paese straniero prescelto; altri, invece, la  richiedono al momento della proposta di abbinamento. Si tratta, in entrambi i casi, di richieste legittime. Non così, invece, qualora l'ente chiedesse la rinuncia fin dall'atto del conferimento dell'incarico, una procedura non conforme alla normativa vigente.

 

 

A cura dell'avv. Heidi Heilegger