Quando si decide di adottare, accade di “scontrarsi” con termini e concetti non sempre familiari, ma su cui è bene essere informati. Qui puoi trovare risposta alle principali domande di chi muove i primi passi nel mondo dell'adozione o che ne è già parte. Se ci sono argomenti che vorresti approfondire ti consigliamo di consultare il nostro BLOG.

 

(giugno 2018)

Anche per l'adozione nazionale occorre il decreto di idoneità?

No. Adozione nazionale ed internazionale sono regolamentate diversamente e, di conseguenza, anche i due percorsi presentano alcune differenze. Chi vuole adottare un bambino tramite adozione internazionale deve ottenere dal Tribunale per i Minorenni un decreto di idoneità. Per l’adozione nazionale, invece, questo non è previsto. Gli aspiranti genitori, sulla base della propria dichiarazione di disponibilità (che dura tre anni e può essere rinnovata), potranno essere chiamati dal Tribunale per i Minorenni per un potenziale abbinamento.

 

C'è differenza tra collocamento provvisorio ed affido preadottivo?

Sì, si tratta di due misure diverse tra loro anche se, nell'ambito del procedimento adottivo, in qualche modo legate. Infatti, quando l'adozione è a rischio giuridico ossia il bambino è stato già dichiarato adottabile, ma la decisione può ancora essere impugnata dalla famiglia di origine, lo stesso viene collocato in via provvisoria presso gli aspiranti genitori adottivi.  Scaduti i termini per proporre ricorso -  o confermata la sentenza che ha disposto l’adottabilità nei gradi di giudizio successivi - ha inizio il periodo di un anno di affido preadottivo. Se questo periodo si conclude positivamente, l'adozione diventa definitiva.

 

Se dò mandato ad un ente per l'adozione internazionale devo rinunciare all'adozione nazionale?

Alcuni enti autorizzati chiedono alla coppia di rinunciare alla procedura in corso per l’adozione nazionale dopo il deposito del dossier tradotto e legalizzato presso la competente Autorità del paese straniero prescelto; altri, invece, la  richiedono al momento della proposta di abbinamento. Si tratta, in entrambi i casi, di richieste legittime. Non così, invece, qualora l'ente chiedesse la rinuncia fin dall'atto del conferimento dell'incarico, una procedura non conforme alla normativa vigente.

 

(luglio 2018)

Cos'è il rischio giuridico?

Per rischio giuridico si intende la possibilità che il minore rientri nella famiglia di origine (con ciò intendendosi i parenti sino al 4° grado) durante il periodo di collocamento provvisorio, cioè quando sia già stato inserito nella famiglia adottiva, ma in attesa del decreto di affidamento preadottivo. Qualora sia presente una situazione di rischio giuridico non potrà ovviamente perfezionarsi l'adozione fino alla cessazione del predetto rischio.

 

Gli Italiani residenti all'estero possono adottare secondo la legge dello Stato in cui risiedono?
Sì, ma solo se vi risiedono – effettivamente e stabilmente - da almeno due anni. Altrimenti troverà applicazione la legge italiana.

 

Le coppie di fatto possono adottare?

No, la nostra legge richiede che la coppia che vuole adottare sia sposata da almeno tre anni. Tuttavia viene preso in considerazione il pregresso stato di convivenza ossia se non sono ancora trascorsi tre anni dal matrimonio, ma i coniugi hanno convissuto per un periodo di tempo che, cumulato al matrimonio, raggiunge i tre anni, gli stessi possono comunque dichiarare la loro disponibilità all'adozione.

 

La coppia può revocare l'incarico conferito all'ente?

Sì, la coppia può revocare l'incarico in qualunque momento, senza che vi sia la necessità di esplicitarne la ragione, fermo restando l'obbligo di rimborsare all'ente i costi sostenuti previa esibizione dell'idonea documentazione giustificativa.  L'ente, invece, può rinunciare all'incarico che gli è stato conferito solo per giusta causa, ad esempio blocco delle adozioni nei paesi in cui opera o se la coppia rifiuta immotivatamente un abbinamento.

 

A cura dell'avv. Heidi Heilegger