Autore: 
Cecilia Pace

La teoria dell'attaccamento rappresenta uno dei paradigmi teorici che studia la genitorialità utilizzando il concetto di Modello Operativo Interno (Bowlby, 1969), inteso come una sorta di programma acquisito attraverso relazioni con figure affettive significative durante l'infanzia e ‘assemblato' in uno schema flessibile, seppure relativamente stabile, sotto forma di sentimenti, ricordi, desideri, aspettative e intenzioni. Questo schema serve al bambino sia come filtro per comprendere e dare senso alle esperienze interpersonali, sia come guida all'azione.

Una volta formatisi, verso la fine del primo anno di vita, i modelli operativi interni opererebbero al di fuori della coscienza e presenterebbero una certa resistenza ai cambiamenti. Numerosi studi hanno confermato tale relativa continuità dall'infanzia all'età adulta, soprattutto se si mantengono costanti le condizioni di vita degli individui, siano esse positive oppure sfavorevoli.

Quest'ultimo aspetto è però cruciale: le situazioni della vita di una persona possono, infatti, cambiare drasticamente. Negli ultimi anni la letteratura sull'attaccamento, in base a sempre più nuovi dati di ricerca, sta facendo sempre più riferimento al tema della discontinuità. Si è cioè presupposto che cambiamenti evolutivi, relazionali o ambientali, che subentrino nell'esperienza individuale, possano indurre trasformazioni nelle rappresentazioni dell'attaccamento, sia in una direzione ‘peggiorativa' - adesempio, passare dalla sicurezza all'insicurezza, a causa di eventi negativi come la morte di un genitore, divorzio, malattie incurabili, insorgere di un disturbo psichiatrico, abuso di alcool o di altre sostanze stupefacenti, problemi finanziari - sia in una direzione ‘migliorativa' - ovvero, una trasformazione dei modelli da insicuri a sicuri, grazie a esperienze positive con nuove figure di attaccamento accessibili, prevedibili ed emotivamente accoglienti.

All'interno di tale dibattito tracontinuità/discontinuità lo studio dell'adozione dei bambini adottati tardivamente costituirebbe una situazione privilegiata poiché l'essere collocati in un nuovo contesto di adulti significativi rappresenterebbe l'intervento sociale più drastico e radicale possibile in cui bambini che hanno alle spalle esperienze negative e traumatiche possono revisionare le rappresentazioni di se stessi e delle relazioni affettive. I bambini adottati tardivamente hanno di frequente alle spalle una vasta e differenziata gamma di esperienze negative che alcuni autori (Howe, 1998) hanno tentato di sistematizzare individuando tre differenti tipologie di ‘storie' di preadozione:

 1) buon inizio/adozione tardiva: riguarda i bambini che hanno goduto di una buona qualità di cure con una persona adulta (madre, padre, nonna, altro, ecc.) durante il primo anno o i primi due anni di vita; successivamente la relazione è peggiorata o si è interrotta, i bambini hanno subito perdite, abbandoni, ostilità, abusi, trascuratezza e/o istituzionalizzazione fino al momento dell'adozione;

 2) cattivo inizio/adozione tardiva: riguarda i bambini che hanno sperimentato una qualità di cure continuativamente scarsa con le figure di attaccamento, caratterizzata da uno o più dei seguenti fattori: grave negligenza, inversione dei ruoli, rifiuto, maltrattamento fisico, abuso sessuale, abuso psicologico, abbandono (e successiva istituzionalizzazione) durante tutti gli anni che precedono il collocamento;

 3) istituzionalizzazione precoce: riguarda i bambini istituzionalizzati alla nascita, che hanno subitola completa assenza di una relazione stretta, regolare e intima con un adulto significativo e, quindi, non hanno sperimentato né un investimento affettivo, né un rifiuto personalizzato.

 Queste esperienze avverse influiscono negativamente sullo sviluppo psico-sociale dei bambini e possono compromettere l'organizzazione del loro sistema di attaccamento nonché la loro capacità di formare legami significativi.

Senza sconfinare nel determinismo, appare comunque (anche scientificamente) probabile che le differenti esperienze preadottive - sinteticamente sopra elencate - conducano all'interiorizzazione di differenti rappresentazioni dell'attaccamento, prevalentemente insicure, seppure adattive ai contesti di ‘cattive cure' in cui si formano. I modelli operativi interni insicuri sembrano individuare percorsi evolutivi e profili comportamentali che possono essere differenti tra loro.

Sembra probabile, infatti, che i bambini con buon inizio/adozione tardiva costruiscano un modello di attaccamento parzialmente sicuro, caratterizzato da una certa fiducia nella disponibilità dell'altro e da un senso del sé positivo (come buono e amabile), pur evidenziando di frequente aspetti ansiosi, legati alla perdita precoce delle figure di accudimento iniziali. Questi bambini, una volta adottati, potrebbero, in particolari situazione di stress, esibire strategie relazionali compiacenti, dipendenti e immature che, tuttavia,avrebbero lo scopo di rassicurarli che non perderanno di nuovo le figure diattaccamento.

I bambini con cattivo inizio/adozione tardiva potrebbero, invece, mostrare di aver subito danni maggiori nel senso che potrebbero sviluppare delle modalità di relazione di attaccamento di tipo:

 a)       arrabbiato, contraddistinto da un'enfasi eccessi va sui bisogni e i comportamenti di attaccamento, da un modello del sé carente di aspetti di amabilità e valore e da una rappresentazione dell'altro come incoerente e imprevedibile (del tipo «Ho bisogno di te, ma non mi fido di te»). Questo modello interno può di frequente esprimersi nell'agire nella famiglia adottiva: atteggiamenti piagnucolosi, estremamente richiedenti, gelosi, possessivi, arrabbiati, esasperanti, finanche minacciosi e violenti;

 b)     evitante, caratterizzato da una riduzione drastica dei bisogni, dei sentimenti e dei comportamenti di  attaccamento, da un modello del sé indegno di amore e cura e da un modello dell'altro come rifiutante, freddo e ostile (del tipo «Meglio rifiutare che essere rifiutati»). Queste rappresentazioni interne potrebbero condurre i bambini, una volta adottati, a mettere in atto comportamenti di evitamento dell'intimità e della vicinanza, ad atteggiamenti di apparente invulnerabilità emotiva, che possono turbare molto i genitori adottivi; se però qualche evento stressante fa perdere il controllo e i limiti a questi bambini, vengono facilmente sovrastati da una rabbia impulsiva;

 c)      disorganizzato, contraddistinto da comportamenti di attaccamento instabili, contraddittori e conflittuali (‘avvicinamento/evitamento'), da un senso del sé confuso e disorientato e da una rappresentazione della figura di attaccamento come spaventata/spaventante (del tipo «Chi mi fa paura è chi mi dovrebbe proteggere»).

 Infine, nei bambini adottati tardivamente che sono stati collocati in istituto fin dalla nascita e in quelli che hanno subito un livello estremo di esperienze negative (maltrattamenti ripetuti, gravi deprivazioni, collocamenti multipli, ecc.), potrebbero manifestarsi disturbi dell'attaccamento come il «disturbo di non-attaccamento», caratterizzato dall'assenza di un legame di attaccamento, che può essere accompagnato da un ritardo nello sviluppo cognitivo, o come il«disturbo di attaccamento indiscriminato», tipico dei bambini che fanno uso promiscuo e indiscriminato dell'altro per cercare conforto e aiuto.

Quanto detto mette in luce come i modelli operativi interni insicuri dei bambini adottati tardivamente (e qui possiamo dirci con franchezza che la stragrande maggioranza delle adozioni è così, trattandosi di un'istituzione che ha al suo cuore il benessere del minore in difficoltà) possono essere agiti in ‘copioni' relazionali anche altamente distruttivi nei nuovi contesti familiari in cui vengono collocati, traducendosi in comportamenti provocatori, passivi, ostili,di ritiro e/o di rifiuto nei confronti dei genitori adottivi, rendendo per queste coppie particolarmente ardua l'esperienza della genitorialità adottiva. In tal senso, se gli aspiranti genitori adottivi sono, a loro volta, ‘fragili e irrisolti' sul piano personale e su quello della relazione coniugale, oppure sono ‘portatori' di elementi poco elaborati della propria storia infantile (peresempio lutti o abusi), o devono affrontare problemi dolorosi della loro vita adulta (per esempio sterilità/infertilità), possono crearsi situazioni familiari altamente conflittuali e stressanti che possono concludersi addirittura nel ‘fallimento adottivo', ovvero nell'allontanamento del minore dalla famiglia che lo ha adottato. Numerosi studiosi hanno sottolineato, vista la delicatezza e la fragilità psicologica dei bambini adottati tardivamente, l'importanza di un elevato livello nella qualità delle capacità genitoriali da parte dei genitori adottivi, che dovrebbe essere contraddistinto da sensibilità, responsività, capacità riflessiva, flessibilità e attitudine al cambiamento e da una buona tolleranza rispetto a eventi stressanti che possano turbare la vita individuale e di coppia.

Nella teoria dell'attaccamento, lo stile genitoriale viene, infatti, fortemente associato ai modelli operativi interni chegli adulti hanno loro stessi sviluppato in base alle relazioni precoci con le proprie figure affettivamente significative.

Nella teoria dell'attaccamento per un adulto avere un modello di attaccamento sicuro non significa tanto avere vissuto durante la propria infanzia ‘solo' esperienze affettive positive con genitori, quanto avere sviluppato un modello coerente, flessibile, consapevole ed equilibrato delle risorse e delle fragilità proprie e delle proprie figure di attaccamento. Per tali ragioni, nel contesto dell'adozione, l'indagine sui modelli di attaccamento degli aspiranti genitori adottivi assume un significato del tutto particolare, sia a scopo di prevenzione del possibile fallimento adottivo, sia per fornire un legame fondato sulla ‘sicurezza' a bambini che, per lo più, sono insicuri e/o disorganizzati. La sicurezza dei modelli di attaccamento delle coppie disponibili all'adozione sembra, quindi, sia costituire un fattore di protezione rispetto allo stress connesso alle sfide della genitorialità adottiva, inclusa l'elaborazione dell'esperienza di incapacità a procreare biologicamente, sia rappresentare la possibilità per i bambini adottati di sperimentare un ambiente affettivo accogliente, stabile e capace di funzionare da ‘base sicura', che potrebbe permettere loro di operare una revisione delle loro rappresentazioni d'attaccamento, modificandole in direzione della sicurezza e rompendo, così, la trasmissione intergenerazionale del ‘ciclo dell'abuso', consentendo trasformazioni che possano riorientare la traiettoria di sviluppo.

Nel complesso i risultati di molteplici ricerchesembrano mettere in evidenza che:

 1)      i bambini maltrattati collocati in adozione, possono aver costruito dentro di sé delle rappresentazioni dei genitori biologici come imprevedibili; questo senso d'imprevedibilità andrebbe a investire anche le figure dei genitori adottivi, da cui si aspettano che possano improvvisamente divenire rifiutanti eaggressivi. Queste aspettative provocherebbero nei bambini atteggiamenti dichiusura nei confronti dei nuovi genitori e rischierebbero di privare entrambi della possibilità di costruire un legame  affettivo gratificante, nel senso che al bambino è negata la possibilità di vivere psicologicamente una relazione positiva con i genitori adottivi e a costoro sarebbe come negata la possibilità di ‘disconfermare' le aspettative negative di incapacità affettive simili a quelle dei genitori naturali, ‘confermando' invece in termini circolari le aspettative di aggressività e di rifiuto.

 2)      d'altra parte, le nuove esperienze di accadimento e cura vissute con i genitori adottivi in modo continuativo potrebbero creare nei bambini adottati, precedentemente vittime di abusi e/o negligenze, una ‘competizione' tra le loro prime rappresentazioni negative e quelle positive, costituendo così un'occasione di rivedere e rielaborare i propri schemi interni, al fine di formare un'immagine di sé, dei genitori e della relazione affettiva migliore rispetto a quella costruita nel nucleo familiare di origine;

 3)      in questi casi per i bambini sembra fondamentale chei genitori offrano loro l'opportunità di rielaborare gradualmente le rappresentazioni negative, tollerandole e dando a loro un senso nel contesto dei problemi effettivi del nuovo scenario familiare in modo da poter costruire delle rappresentazioni della relazione genitore-bambino e di sé più positive e integrate, a dimostrazione dell'importanza dell'influenza delle rappresentazioni di attaccamento dei genitori nel processo di revisione dei modelli interni dei bambini.

Dal punto di vista scientifico l'adozione appare come uno degli strumenti attraverso i quali sembra possibile riparare il fratturato mondo interiore dei bambini. È una scommessa, è una possibilità. Per i genitori adottivi è un'assunzione di responsabilità.

 

Data di pubblicazione: 
Giovedì, Febbraio 3, 2011

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Stefania Lorenzini, Ricercatrice e docente di Pedagogia Interculturale presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione “Giovanni Maria Bertin” dell’Università degli Studi di Bologna.
Sara Leo
Dott. Corrado Randazzo, psicologo, psicoterapeuta - Dott.ssa Fabrizia Strangio, psicologa
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