Autore: 
Luigi Bulotta

Ne parliamo con Monya Ferritti, già presidente dell'associazione GenitoriChe, che è stata scelta dall'assemblea dei soci per guidare il neonato Coordinamento.

Cosa è il CARE e come è nato?
 

Il Coordinamento CARE - Coordinamento delle associazioni familiari adottive e affidatarie in rete - è un'associazione di secondo livello (associazione i cui soci sono a loro volta altre associazioni e non persone fisiche) fondata da un gruppo di quindici associazioni familiari che hanno sede in gran parte del territorio nazionale.
L'idea di questo coordinamento è nata un paio di anni fa per iniziativa di Antonio Fatigati, allora presidente di Genitori si diventa onlus, all'indomani della decisione di abbandonare la CAI e revocare il proprio rappresentante all'interno di essa.
Quell'esperienza rafforzò in lui la convinzione della necessità che l'associazionismo familiare venisse adeguatamente rappresentato all'interno delle istituzioni e decise di raccogliere varie realtà presenti sul territorio nazionale affinché l'associazionismo familiare potesse rivestire un ruolo più incisivo nel panorama istituzionale. Ci incontrammo la prima volta nel novembre del 2009 a Bologna e di lì, poiché gli obiettivi delle associazioni intervenute convergevano verso una maggiore rappresentatività, iniziammo a incontrarci, conoscerci e discutere di cosa avremmo potuto fare insieme.
 

Che associazioni vi aderiscono?

Associazioni che condividono principi, valori e finalità del Coordinamento, prima tra tutte la centralità del superiore interesse del minore, e che si rivolgono, per la maggior parte, a famiglie affidatarie e adottive. D'altra parte abbiamo scelto questo nome per porre l'accento sull'aspetto di rete di associazioni familiari che, pur mantenendo la propria identità all'interno dei propri territori, condividono una medesima visione del mondo dei minori in stato di abbandono o di necessità e mettono in comune le proprie esperienze e prassi.
Al momento le associazioni fondatrici sono quindici e sono associazioni familiari sia adottive sia affidatarie. Siamo fiduciosi di incrementare il numero di soci.

 

Quanto tempo e lavoro c'è voluto per la sua costituzione?

 

Il lavoro fatto è stato soprattutto orientato alla condivisione di valori e alla definizione di una piattaforma comune di lavoro tenendo conto di tutte le specificità locali e concordando un set di obiettivi da raggiungere insieme. La decisione di costituirci sotto forma giuridica di associazione di secondo livello è nata soprattutto per meglio rappresentare le associazioni che ci costituiscono.

 

Che tipo di tematiche avete affrontato finora?

 

Abbiamo discusso di scuola, di affido, di CAI, di post adozione ecc. Abbiamo costituito al nostro interno un gruppo che affronta la tematica scuola-affido e un altro dedicato a scuola-adozione per studiare e affrontare le tematiche connesse in vista degli incontri al MIUR in cui il CARE è invitato a partecipare, sul tema del benessere scolastico dei minori in adozione o affido, insieme a GSD, la CAI e altri esperti.

 

Quali obiettivi si pone da ora in poi?

 

Il Coordinamento si configura come l'interfaccia privilegiata fra le istanze, le proposte, i valori e le

risorse delle associazioni familiari e le istituzioni di riferimento. Lavorando in questo senso il Coordinamento diventa la forza aggregatrice di associazioni familiari, adottive o affidatarie, locali, che condividendone valori e obiettivi, intuiscono il valore aggiunto di un coordinamento a livello nazionale e l'impatto che una organizzazione del genere può avere sulle politiche nazionali e dunque, a cascata, sulle esperienze locali.

Una ricaduta indiretta, ma altrettanto importante, è la facilitazione della condivisione di esperienze e pratiche delle associazioni familiari a livello territoriale che possono essere messe a sistema e dunque inserite in un contesto più ampio.

 

Che cosa significa la nascita di un simile Coordinamento in un contesto come quello italiano?

 

In Italia le associazioni familiari sono scarsamente rappresentate, è necessario, quindi, che le famiglie adottive e affidatarie, attraverso le associazioni familiari, possano portare nelle sedi competenti le diverse criticità collegate al mondo dell'adozione e dell'affido: cronica carenza di aiuto alle famiglie nel periodo post adozione, rapporti con gli Enti autorizzati, procedure con tempi incerti, situazione dei minori senza una famiglia.

Data di pubblicazione: 
Domenica, Novembre 6, 2011

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