Autore: 
Sara Leo

Come va a scuola? Questa è una delle domande gettonate che i genitori, perlopiù le mamme si sentono fare sui propri figli da parenti, amici e conoscenti. Non è sempre così facile rispondere, soprattutto quando sentir parlare di scuola scatena preoccupazione e ansia. Succede spesso anche ai genitori adottivi, con figli di tutte le età da poco più di 0 ad adolescenza inoltrata.

Come stanno i nostri figli a scuola?

E’ questo il nodo centrale del sistema scolastico di oggi, fatto di compiti, di voti, di programmi da seguire e da apprendere come richiesto. E le persone?

Per la prima volta oggi ho sentito parlare di persone e non di studenti. Questo credo sia il punto di partenza per parlare di adozione a scuola e soprattutto di inclusione. Da questo abbiamo iniziato con il dott. Francesco Marchiano, psicologo – psicoterapeuta con il quale ho potuto scambiare una chiacchierata. Abbiamo condiviso l’intento di raccogliere degli spunti di riflessione e degli strumenti utili, partendo dalla sua importante esperienza con i minori e con le famiglie, che lo portano in prima linea anche nelle scuole. Così gli ho rivolto alcune domande.

La scuola accogliente: realtà o utopia?

Dipende, dall’approccio usato da chi vive la scuola e da quanto viene messa al centro la persona con i suoi bisogni. La scuola accogliente parte dall’idea che gli insegnanti si specializzino nell’inclusione, nella gestione del gruppo classe. Nessuno deve rimanere fuori, ciascuno deve poter esprimere la sua specificità. La scuola deve essere un luogo accogliente dove gli studenti si sentono attivi, l’apprendimento è una conseguenza.

Ti porto l’esempio di una scuola materna dove la maestra ha iniziato a parlare alla classe della bambina che avrebbero accolto, ancora prima del suo arrivo. Ha parlato di lei chiamandola con il suo nome, raccontando loro del suo Paese di origine, creando per lei uno spazio. Al suo arrivo la bambina si è sentita subito parte della classe. Non solo è stata accolta, ma non sono state necessarie le presentazioni, riducendo lo stato di stress che avrebbe provato in quell’importante momento di cambiamento.

L’adozione come problema o come opportunità per gli insegnanti?

L’adozione è una grande opportunità che rimanda all’inclusione. Pensiamo all’insegnante che valorizza le differenze come risorse, senza focalizzarsi sul singolo ma usando la condivisione e la circolarità della comunicazione. L’effetto sui bambini è di rassicurazione e rappresenta per gli insegnanti uno strumento fondamentale per mettere al centro “la relazione”.

E’ importante che la figura del docente venga riconosciuta e valorizzata, oltre che compresa nel contesto in cui opera quotidianamente. Il grado di complessità del gruppo classe è sempre più importante e quindi è necessario che l’insegnante sia informato sulle specificità delle situazioni. Nel caso dell’adozione deve conoscerne le peculiarità, le difficoltà e rischi.

Per esempio pensiamo alla delicatezza del passaggio dalla scuola elementare alla scuola media. L’informazione è fondamentale per ridurre lo stato di frustrazione nel bambino/ragazzo, per proteggerlo in una delle fasi più importanti dell’accettazione di sé stesso e della propria identità. Il cambiamento di scuola è un momento in cui il bambino/ragazzo mette in gioco le sue risorse interne e se si sente sovraccarico, con un bagaglio personale importante da gestire da solo, in un contesto nuovo, il rischio è che non ce la faccia a reggere. Quindi, è determinante il dialogo tra famiglia e scuola, affinché i genitori forniscano le coordinate di riferimento.

L’insegnante va formato affinché sappia riconoscere i segnali nel gruppo classe e quindi gestire le situazioni in ottica inclusiva. La scuola deve proporre un ruolo attivo per tutte le persone che la vivono e fare in modo che queste si stringano in una relazione di conoscenza reciproca. Significa anche che i docenti devono poter conoscere i propri alunni come persone e non come soggetti da valutare. Non solo dovere, ma anche volere.

Di cosa hanno bisogno i bambini e i ragazzi, adottati?

Ecco i bisogni primari che richiedono attenzione:

  • Identificazione: il bambino deve potersi identificare nell’adulto. Ha bisogno di una figura di riferimento. Se ha confusione circa le origini, ancora di più ha bisogno di comprendere il ruolo dell’adulto rispetto a sé stesso. Chi sei tu per me?
  • Senso di appartenenza: sentirsi parte del gruppo, “essere dentro” è fondamentale.
  • Sperimentazione: a tutte le età è molto importante avere la possibilità di esprimersi all’interno della classe. Il gruppo diventa il contenitore in cui ci sente inclusi. Per i bambini e i ragazzi adottati l’esperienza inclusiva è fondamentale. Lo strumento è lo spazio dedicato al dialogo e alla discussione.

Attenzione! L’errore che spesso si verifica è la messa in atto di azioni focalizzate sulla misurazione dell’apprendimento, con conseguenti effetti negativi nelle persone che disattendono le aspettative e che si sentono sbagliate.

Come cambiano le dinamiche scolastiche nei passaggi di grado?

Alle “Elementari” il rapporto con gli alunni vive in una dimensione più raccolta e protetta, dove la maestra passa molto tempo con la classe consentendole di conoscere ciascuno di loro, attuando strategie inclusive efficaci. In questa fase può nascere un bel dialogo tra scuola e famiglia, per facilitare la lettura delle complessità e quindi la messa in atto di azioni mirate.

Nel passaggio alle “Medie” tutto si complica con l’aumento degli insegnanti, ciascuno con poche ore a disposizione per stabilire un contatto con la classe. Il rapporto con la famiglia va scemando, diventando più rado. E si aggiunge la fase di crescita dei ragazzi che tendono all’uniformità. Pertanto è importante per i genitori sforzarsi di mantenere un dialogo attivo con i figli, cercando di capire i loro interessi, senza banalizzare, possibilmente.  Le scuole medie traghettano i nostri ragazzi nella preadolescenza e adolescenza, è un periodo di grande cambiamento. Il ragazzino che aveva già sostituito il bambino delle scuole elementari comincia a diventare ragazzo.

Arrivati alla scuola “Superiore” la situazione cambia del tutto. Gli insegnanti aumentano, il tempo che trascorrono con gli studenti è poco e perlopiù utilizzato per eseguire il programma della relativa materia. Il focus è sull’apprendimento e le aspettative aumentano, così come “la disattenzione” verso le persone. Laddove ci sono delle difficoltà di apprendimento dovute per esempio alla lingua, nella sua forma scritta o orale, le complicanze talvolta appaiono insuperabili, alimentando uno stato di disagio e di scarsa autostima che arrecano grandi danni, consci ed inconsci, ai ragazzi che la vivono. Tra loro ci sono anche ragazzi adottati. In questa fase è difficile aspettarsi un aiuto, e se c’è deve essere molto discreto. I ragazzi adottati si sentiranno rivolgere domande da insegnanti e compagni di scuola incuriositi, come del resto era già avvenuto prima negli anni precedenti. Ora però bisogna cavarsela sempre più da soli, la propria storia si elabora ancora una volta nel proprio intimo, si ha bisogno di normalità ed intimità per condividerla. Avere amici, veri amici diventa sempre più importante.  

Quale strumento utilizzare alla “scuola Superiore” per creare inclusione nel gruppo classe?

Occorre lavorare sul metodo, sulla valorizzazione generica delle competenze e delle diversità, dando agli studenti la possibilità della condivisione.

C’è anche un mondo fuori…da scuola

Nelle dinamiche adolescenziali, l’invito è di spostare lo sguardo dallo spazio scuola a quello sociale. Se il ragazzo si isola, se non ha amici, occorre capire e la famiglia deve chiedere aiuto. Certamente, anche il ragazzo deve mettersi in gioco, cercando il confronto ed esternando il suo stato d’animo.

Pensiamo ad un adolescente adottato e alle sue fragilità. Se non ha ancora “fatto sua” la storia adottiva e ancora non ha digerito le sue origini e la diversità, il rischio è che in questa fase della vita la percepisca come un “handicap”. Questo stato d’animo può portarlo ad isolarsi e ad attivare comportamenti antisociali proprio perché si sente diverso. Si aggiunge il rischio del disconoscimento della genitorialità adottiva perché sente di non aver ricevuto sicurezza.

Qualche consiglio per la famiglia, a favore del benessere del proprio figlio a scuola

  1. Investire nel rapporto con il proprio figlio, coltivando anche l’aspetto più sociale e di condivisione.
  2. Domandarsi una volta in più come sta a scuola, oltre che a casa.
  3. Non temere di chiedere aiuto.
  4. Lasciare aperto il dialogo con il proprio figlio, accogliendo domande e silenzi, rispettando i suoi tempi.
  5. Coltivare il rapporto con la scuola affinché sia uno scambio efficace e non una continua azione di sfondamento.
  6. Tenere sempre a mente che lo scambio costruttivo nasce dalla fiducia reciproca.

La domanda chiave: quali risorse hanno i ragazzi?

Le Linee Guida si propongono come strumento per il benessere dei minori adottati, portando l’attenzione sulle loro specificità e sulla diversità, che nelle diverse sfumature, rappresentano risorse di grande valore. Nella loro applicazione si rivelano come grande opportunità per tutto il gruppo classe.

Gli insegnanti devono essere guidati per poter mettere in atto le Linee d’Indirizzo e trasformarle in azioni pratiche nella loro vita di classe quotidiana.

Il rischio è che questo documento passi come un’altra delle numerose richieste che il sistema scuola fa ai suoi docenti. Occorre chiedersi: di cosa ha bisogno l’insegnante? Un ascolto attivo delle esigenze, circoscritte al contesto specifico, permette di creare una situazione esperienziale e di scambio efficace.

Dice un proverbio africano: “Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio” … e la scuola c’è?

Un ringraziamento al dott. Francesco Marchianò per i suoi spunti di riflessione e per aver messo al centro di tutto i nostri figli, come persone che vivono la scuola con il diritto di essere protagonisti, prima di tutto.

Data di pubblicazione: 
Lunedì, Febbraio 13, 2017

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