Autore: 
Anna Guerrieri

È chiaro che la crisi economica che investe l'Italia e l'Europa influirà pesantemente sulle famiglie. In realtà già da tempo sta influendo sulle famiglie, direi da anni. Lo fa direttamente ma lo fa anche, in modo molto serio e silenzioso, indirettamente tagliando gli investimenti sui servizi. Lo ha già fatto e da tanto tempo. Come esempio mi permetto di citare le situazioni in cui una bambina o un ragazzo con disabilità si trovano in classe con trenta compagni e ore di sostegno ridotte. Un esempio fra i tanti.

Da tempo l'investimento sul sociale è ridotto, eliminato e chi lavora nei servizi denuncia l'assenza di impegno economico. Questa è una realtà che ormai va da Nord a Sud e con cui taluni fanno drammaticamente i conti (visto che in certe aree d'Italia chi lavora nel sociale, di fatto, non percepisce stipendio).

Resta l'amaro pensiero che prima di sentirsi dire che "i soldi non ci sono più per nessuno", si vorrebbe sentirsi dire che quelli che ci sono, però, sono stati amministrati bene e diretti verso le reali necessità della gente. Amministrati bene e investiti in progetti che siano efficaci per davvero.

Recentemente sono circolati molti articoli sul "calo delle disponibilità di adozione" e sui perché e per come di tale fenomeno.

Io, sebbene talvolta sia stato chiesto il mio parere, non ho certamente la competenza di dare risposte a un fenomeno, che, se davvero esiste, ha bisogno di un'analisi pluriennale e di un'interpretazione sociologica che tenga conto delle fluttuazioni demografiche della popolazione italiana come anche dei cambiamenti strutturali del mondo dell'adozione.

Ho letto comunque molti articoli sul tema del calo delle adozioni. Ho letto che secondo alcuni dipende dai costi elevati delle adozioni internazionali, dai tempi lunghi di indagine e attesa.

Ho letto anche proposte per migliorare il sistema e per abbassare il costo globale delle procedure di adozione. Migliorare le procedure e ridurre i costi è sempre bene in qualsiasi ambito.

Sono certa che sia fattibile anche in ambito adottivo. Come sono certa che per ridurre i costi il primo passo, prima ancora di chiedere fondi statali, sia quello di revisionare le spese, valutando soprattutto la trasparenza di ogni passo.

Detto questo, devo ammettere che io sono molto più preoccupata di altri costi, quelli dopo l'adozione, quelli che le famiglie si trovano ad affrontare, e in grande solitudine e con buona pace di tutti. I costi del post-adozione, i costi di chi deve affrontare percorsi terapeutici, della logopedia, della psicomotricità, delle scuole private. Per non parlare dei costi non misurabili in modo economico, delle difficoltà che si affrontano, della ricerca di un aiuto, talvolta di una diagnosi, di una certificazione, di un sostegno.

Sono questi i costi ingenti e spesso dimenticati. Quelli che appaiono di meno sugli articoli di giornale, perché troppa ancora è la solitudine delle famiglie che non sanno come orientarsi, come affrontare le criticità dei figli (appena arrivati o anche arrivati da tempo).

E questi costi aumenteranno se ci saranno (e ci saranno) altri tagli sul sociale. Aumenteranno con i servizi che non potranno più organizzare gruppi di post-adozione (quando li organizzavano), con il "pubblico" che sarà sempre meno punto di riferimento, con la scuola sempre più disinvestita di attenzioni e strumenti.

Io credo che in futuro, di tutto questo, e sempre di più, sarà doveroso parlare, in modo aperto e chiaro. Delle necessità delle famiglie e degli strumenti che abbiamo per sostenere la crescita dei nostri figli.

E lo dico da madre adottiva, perché se l'adozione ha senso d'essere lo ha perché è una scommessa di vita, è uno strumento che permette a dei bambini e a delle bambine di reinventarsi un futuro, uno strumento a loro servizio. E per esserlo davvero deve essere attenta, etica, trasparente e sostenuta. Perché i nostri figli hanno il diritto di trovare una società che li accoglie per davvero e non solo a parole, vuote.

Con questo editoriale chiudo il mio anno da direttore del notiziario. Da gennaio troverete Simone Berti al mio posto. Io non vi lascio, resto a curare la rubrica dedicata alla scuola, ma soprattutto resto accanto al notiziario perché l'ho visto nascere e crescere in questi anni in modo incredibile, gli voglio bene e credo fortemente che stia diventando, sempre e sempre di più, uno strumento al servizio delle famiglie e un luogo dove si fa cultura sull'adozione in modo approfondito. So che la nuova direzione porterà novità e un investimento ulteriore sulla pluralità delle opinioni e sulla qualità dei contenuti. Ne sono felice e auguro al nuovo direttore e alla redazione tutta un affettuosissimo "buon lavoro!".

Data di pubblicazione: 
Mercoledì, Dicembre 28, 2011

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Anna Guerrieri e Francesco Marchianò
Stefania Lorenzini, Ricercatrice e docente di Pedagogia Interculturale presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione “Giovanni Maria Bertin” dell’Università degli Studi di Bologna.
Sara Leo
Dott. Corrado Randazzo, psicologo, psicoterapeuta - Dott.ssa Fabrizia Strangio, psicologa