Autore: 
Anna Guerrieri

 Al centro delle Linee di indirizzo per il diritto allo studio degli alunni dottati sta l’idea semplice ma fondamentale della “buona accoglienza” a partire dalla cura del dialogo scuola-famiglia, dalla consapevolezza di cosa significhi adozione, favorendo il lavoro di rete tra famiglia, scuola, servizi pubblici e privati. Fare focus sulla buona accoglienza non è mai scontato, soprattutto se si ha a che fare con alunni che hanno vissuto o vivono storie “differenti” per come è costituita la loro famiglia e per come si è dispiegato il loro passato. Non è un caso se attorno allo stesso nucleo concettuale si siano anche articolate le recentissime Linee guida per il diritto allo studio delle alunne e degli alunni fuori dalla famiglia di origine (Dicembre, 2017).

Accogliere è il primo passo verso una reale inclusione, significa comprendere chi si ha davanti, agire perché i bambini e i ragazzi trovino spazio effettivo nella loro classe, innescare quei processi di ascolto reciproco e di reciproca validazione e rispetto che soli possono garantire il benessere a scuola e un positivo processo di apprendimento. Significa darsi davvero tempo per capire, per vedere cosa succede, per non attivare troppo velcoemente meccanismi automatici di incasellamento tramite sigle, percorsi e diagnosi. Si tratta del tempo per guardare, capire, sentire cosa serva a quello specifico alunno in quel preciso momento della sua vita per stare bene nella sua classe con compagni e insegnanti, tutte cose essenziali quando si ha a che fare con alunni e alunne che nel proprio passato hanno vissuto perdite o eventi traumatici.

Per questi alunni, ad esempio, anche in assenza di difficoltà cognitive, esistono aree di sensibilità (storia personale, storia famigliare, esperienze affettive, ricordi e immagini del passato, affrontare temi che riguardano la perdita, il lutto, il fallimento e la solitudine, la celebrazione di date e anniversari, l'affrontare tematiche sulla violenza, sull'abuso di alcol e sostanze, ecc). In queste situazioni il dialogo scuola-famiglia è essenziale e gli adulti coinvolti devono potersi incontrare con fiducia reciproca per poter rendere chiari i bisogni dei bambini e dei ragazzi al fine di ideare strategie utili a validare le loro emozioni e storie.

Per fare tutto questo è necessario prima di tutto avvicinarsi senza dare per scontato di conoscere a priori, è necessario desiderare scoprire chi siano gli alunni e cosa ci sia nelle loro vite avvelendosi di tutti gli strumenti messi a disposizione istituzionalmente e di ogni strategia utile ed efficace a formarsi. Una buona prassi (suggerita dalle Linee di indirizzo anche se non obbligata) per agevolare l’informazione e la formazione delle scuole sull’adozione (e lo stesso vale per l’affido e per gli alunni ospiti delle comunità) è quella di identificare insegnanti che siano punti di riferimento per i genitori e per i colleghi, formati sui temi specifici, in grado di sostenere i colleghi, quando necessario, nel comprendere le specificità dei loro alunni.

Le Linee di indirizzo sono approfondite ed entrano nel dettaglio dei ruoli di queste figure, offrendo anche esempi concreti di colloqui ‘tipo’ nelle fasi del primo ingresso. In particolare la funzione del referente d'istituto si esplica nel supporto dei colleghi che hanno alunni adottati nelle loro classi, nella sensibilizzazione del Collegio dei docenti sulle tematiche dell'adozione, nell'accoglienza dei genitori. Nello specifico, svolge le seguenti funzioni:

  • informa gli insegnanti (compresi i supplenti) della eventuale presenza di alunni adottati nelle classi;
  • accoglie i genitori, raccoglie da loro le informazioni essenziali all'inserimento e alla scelta della classe e li informa sulle azioni che la scuola può mettere in atto;
  • collabora a monitorare l'andamento dell'inserimento e del percorso formativo dell'alunno; 
  • collabora a curare il passaggio di informazioni tra i diversi gradi di scuola;
  • nei casi più complessi, collabora a mantenere attivi i contatti con gli operatori che seguono il minore nel post-adozione;
  • mette a disposizione degli insegnanti la normativa esistente e materiali di approfondimento;
  • promuove e pubblicizza iniziative di formazione;
  • supporta i docenti nella realizzazione di eventuali percorsi didattici personalizzati;
  • attiva momenti di riflessione e progettazione su modalità di accoglienza, approccio alla storia personale, su come parlare di adozione in classe e come affrontare le situazioni di difficoltà.

Soprattutto si forma, promuove formazione, sensibilizza la scuola, si mette a disposizione del dialogo tra scuola e famiglia. Non si tratta certamente di censire gli alunni adottati della scuola, né di considerare l’adozione come una sottocategoria del bisogno speciale (quanti alunni adottati non hanno affatto bisogno di piani didattici personalizzati!), piuttosto la presenza di un insegnante di riferimento sull’adozione deve essere esplicitata dalla scuola (sul sito, nel PTOF, negli incontri di presentazione della scuola) affinché, qualora lo vogliano, le famiglie possano avere un contatto.

Riprendere, a questo punto, quanto viene detto a proposito delle analoghe figure nel caso degli alunni e delle alunne in affido o in comunità, permette di capire ancor meglio il significato di quanto già previsto nel caso dell’adozione.

Nell’ambito delle attività progettuali, organizzative e di coordinamento è auspicabile che vi siano docenti con una funzione di riferimento e di coordinamento per l’istituto che si esplica principalmente nel supporto dei colleghi che hanno alunni fuori famiglia nelle loro classi, nella sensibilizzazione del Collegio dei Docenti sulle tematiche inerenti gli stessi alunni, nell'accoglienza dei genitori, degli affidatari, dei tutori o chi è delegato a svolgere i rapporti con la scuola. Nello specifico:

  • supporta il dirigente scolastico e il Collegio dei Docenti nella scelta della classe d’inserimento;
  • informa gli insegnanti, compresi i docenti a tempo determinato, della eventuale presenza di alunni fuori famiglia nelle classi;
  • accoglie i genitori, i tutori o chi è delegato a svolgere i rapporti con la scuola; raccoglie e dà loro le informazioni essenziali all'inserimento e alla scelta della classe e li informa sulle azioni che la scuola può mettere in atto;
  • mantiene attivi i contatti con gli operatori e tutti i soggetti che seguono il minore;
  • mette a disposizione degli insegnanti la normativa esistente e materiali di approfondimento;
  • promuove e pubblicizza iniziative di formazione;
  • raccoglie e scambia informazioni sull’alunno al suo ingresso, mettendole in rete tra i docenti e li supporta nella realizzazione dei percorsi didattici personalizzati e istituisce il tavolo di lavoro permanente;
  • monitora l’andamento dell’inserimento e del percorso formativo dell’alunno attraverso assidui scambi con i docenti e gli operatori della scuola che a qualsiasi titolo hanno in carico il minore;
  • mantiene dei rapporti di continuità educativa in tutti i casi in cui si verifichino cambiamenti nella composizione dell’equipe educativa.

In questi anni, nella scuola, sono apparse diverse figure di insegnante referente perchè costituiscono una risorsa fondamentale per le istituzioni scolastiche e, principalmente, per gli alunni che presentano peculiari necessità. Svolgono un lavoro prezioso, anche se talvolta troppo poco valorizzato, finalizzato a creare le condizioni per una reale ed efficace inclusione di tutti gli allievi indistintamente. A loro viene attribuita l’importante responsabilità di garantire l’applicazione della normativa vigente e delle linee guida specifiche.

Nel caso specifico dell'adozione non serve che si tratti di un insegnante esclusivamente dedicato solo a questo, è utile anzi che sia un insegnante dedicato ai temi dell’inclusione in senso vasto e che sia però realmente formato sul tema. E’ però fondamentale che l’attenzione al contesto degli alunni adottati (come quelli in affido e in comunità) sia reale. Troppo spesso queste figure vengono nominate[1] più per prassi burocratica e per obbligo che per una reale volontà dell’istituzione scolastica di farsi accogliente, preparata e innovativa in risposta ai bisogni degli studenti e delle loro famiglie.

Quando accade che tali nomine arrivino senza un approfondito pensiero su ciò che significano e rappresentano e senza una reale fiducia e apertura alla collaborazione di tutta l’équipe docente, ecco che allora le buone pratiche vengono a mancare. Basti pensare a quanto spesso continua a capitare che le famiglie, ad esempio di studenti con disturbi di apprendimento, si sentano poco o per niente supportate e debbano continuamente richiedere colloqui a insegnanti che non applicano il famoso Piano didattico personalizzato previsto dalla Legge 170.

Perché la presenza del referente abbia davvero un senso, perché si determini per davvero un salto di qualità nella vita degli studenti e delle loro famiglie, occorre che venga attribuito un reale valore all’insegnante scelto per svolgere gli incarichi previsti. Occorre cioè che dirigente scolastico e collegio docenti si pongano in un rapporto di autentica fiducia. Ciò significa che la nomina del referente non è una scorciatoia per cui, attraverso la delega, il personale della scuola si libera dal pensiero proseguendo fin troppo indifferentemente nelle proprie attività.

Non significa nemmeno che l’insegnante che si propone come referente possa pensare di svolgere il proprio incarico attraverso la mera applicazione dei doveri elencati. Occorre, perché davvero funzioni, che il referente si appassioni, si avvicini alla problematica con curiosità e con reale volontà di sperimentare nuove strade per il miglioramento. In quest’ottica l’insegnante referente è fucina di idee, condivise con entusiasmo con i colleghi e rese attuative attraverso progetti concreti che coinvolgono tutto il personale della scuola. Sembra utopia ma non lo è. Ci sono, per fortuna, moltissimi insegnanti eccellenti che hanno assunto il proprio ruolo di referenti con serietà e reale convinzione. Ci sono anche molti dirigenti scolastici che hanno messo come priorità quella di creare quel clima collaborativo che appare necessario per la crescita della comunità scolastica

 

[1] A livello amministrativo fa parte degli incarichi aggiuntivi alla funzione docente, è nominato dal Collegio dei docenti su proposta del Dirigente che esamina i curriculum eventualmente ci fossero più candidature, può essere retribuito se ci sono risorse nel FIS d'istituto, oppure può anche essere un incarico non retribuito, oppure incluso in altri incarichi, ad esempio referente inclusione. Riguardo all'assunzione di responsabilità, certamente c'è ed è a progetto. Una funzione o un referente si presenta in Collegio con un progetto e degli obiettivi il collegio vota per l'attuazione di quel progetto tramite il referente. Questo vale per tutti gli incarichi, tranne per quelli fiduciari, a fine anno si relaziona su ciò che è stato raggiunto e sulle criticità e quindi il Collegio ha la possibilità di valutare il proseguimento nell'anno successivo e del referente e del progetto.

Data di pubblicazione: 
Mercoledì, Gennaio 10, 2018

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