Autore: 
Sonia Oppici

Martina ha un viso incantevole. Esile e alta. Decisamente troppo magra.
Si siede e mi saluta con un sorriso timido.
Osservo meglio: jeans e maglione le stanno appesi addosso. Larghi e informi, ma rigorosamente firmati, nascondono un corpo non amato.
Accanto a lei la madre. Bella. Bellissima. Fasciata in un tubino nero.
Sicura e nervosa, irritata dalla situazione.
“Posso restare?” In realtà più di una domanda è un’informazione. Ha già preso una sedia e si è sistemata accanto a me, di fronte alla figlia. La guardo, incredula, mentre mi snocciola un’anamnesi non richiesta, densa di inutili particolari. Cerco di interromperla ma la signora è implacabile. Le parole sono accompagnate da un fastidioso tintinnio di braccialetti. Finalmente riesco ad introdurmi in una pausa e cerco di comprendere le ragioni di ciò che sta accadendo.
A quel punto sento la voce di Martina.
“Non ci faccia caso.. mamma è così… non lascia mai parlare nessuno. Nessuno è mai abbastanza interessante per lei”.
“Sei ingiusta. Io ti ascolto sempre”.
“Certo tra una telefonata e l’altra”.
“Scusa tanto, Marty, se lavoro. Non mi sembra ti dispiacciano i soldi”.
E sistemandosi i capelli cerca conferma: “Lo vede? Sempre ad aggredirmi. Cosa devo fare? Rientra ad orari assurdi e non mi da mai spiegazioni. Ho scoperto che fuma. Ha quattordici anni e frequenta ragazzi di venti. A scuola va malissimo. Io cerco di comprendere. Le ho anche fatto fare il piercing”.
E Martina fa la linguaccia per mostrarmelo…
“…Ma…mi dica lei… una madre può stare tranquilla? E poi con quello che si sente ultimamente…Diglielo che l’altra sera hai rischiato di andare al Creatore…”
Sposto lo sguardo allibito su Martina.
“La solita tragica. Avevo solo esagerato con la vodka”. A quel punto, complice il caldo e la discussione concitata, Martina si toglie il maglione. Resto impressionata. Scoperta, si rivela impietosamente anoressica.
“La sente??? Io non so più cosa fare con lei…”
Martina sibila strafottente: “Magari lasciarmi in pace?”.
Time out
Ci riprovo: “Scusate… forse si è verificato un fraintendimento. Io non mi occupo di disturbi della condotta alimentari.”
Madre e figlia si guardano, per la prima volta complici. E si sovrappongono: “Io sto benissimo” sillaba Martina.
“Si. Mangia di tutto! Si vestisse un pochino meglio… Conferma la signora.
Il mio sguardo ora è davvero interrogativo.
“Noi siamo qui perché ci hanno detto che lei lavora anche in una comunità e quindi pensavo che potesse consigliarci un posto dove Martina possa stare per un po’ di tempo. Con persone che le diano delle regole e la facciano studiare. Io non la sopporto più. D’altra parte stare insieme è impossibile. La vita, da un anno, è diventata un inferno e visto che l’ho avvisata un sacco di volte adesso è ora di agire. Adesso si fa come dico io. È mia figlia. È minorenne e io posso decidere”.
Martina si intromette. “Si almeno non ti vedo”.
E rivolta a me: “La detesto. Mi toglie l’aria”.
“Quindi, lei non conosce una comunità?”.
Si, la conosco una comunità.
Ci abitano ragazzini troppo turbolenti e ragazzine che si cambiano dieci volte davanti allo specchio, pensando di non essere belle abbastanza.
Conosco un posto dove si impara il bene e il male della vita.
Dove si discute, si alza la voce, ci si arrabbia. Ma ci si sforza di guardarsi in faccia e, nonostante la paura di non farcela, si resiste. Un posto dove condividere il dolore a volte è complicato, ma nessuno vuole liberarsi dell’altro.
Perché camminare fianco a fianco, anche strattonandosi un pò, è l’unica verità che ci appartiene.
“Si, la conosco una comunità…ma escludo che possa esservi d’aiuto”.

Data di pubblicazione: 
Mercoledì, Dicembre 19, 2007

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Stefania Lorenzini, Ricercatrice e docente di Pedagogia Interculturale presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione “Giovanni Maria Bertin” dell’Università degli Studi di Bologna.
Silvia Mariana de Marco, psicologa e grafologa