Autore: 
Sara Leo

Raccogliere la testimonianza dei protagonisti dell’adozione richiede i giusti spazi. Ascoltare la loro storia per poi narrarla attraverso le parole scritte richiede la giusta distanza, quella che ti avvicina, che crea contatto, che permette all’uno di raccontarsi e all’altro di ricevere il dono più prezioso, pagine di vita. Così, con questo spirito, ho incontrato Paolo La Francesca che ha ritrovato la sua famiglia di origine attraverso internet, dove virtuale e reale si mescolano in uno spazio emotivo fatto di emozioni, aspettative, delusioni, paure e tanti interrogativi. Avevo conosciuto Paolo alcuni mesi prima alla presentazione del suo libro, “Il profumo della speranza. Un viaggio nell'adozione alla ricerca delle proprie radici”, quando avevo sentito nelle sue parole la grande emozione di quel percorso intenso che lo ha condotto a mettere insieme tutti i pezzi della sua storia.

Paolo e la sua storia di adozione ai tempi di internet

Paolo oggi ha 32 anni, oltre ad esser figlio, è marito e padre di una bambina. È nato in Brasile ed è stato adottato all’età di venti giorni. Il suo primo viaggio l’ha portato in Sicilia dove ha vissuto gran parte della sua vita, fino a quando da adulto ha lasciato la sua città e si è trasferito a Torino. Proprio qui ha sentito per la prima volta il bisogno di cercare le sue origini e da Facebook ha iniziato la sua ricerca.

Ho fatto qualche domanda a Paolo, ecco la sua testimonianza.

Quanto è stata presente l’adozione nelle fasi della tua vita?

Ho saputo di essere stato adottato quando avevo poco più di 6 anni. I miei genitori adottivi mi parlarono dell’adozione raccontandomi una fiaba, ma mi dicono che non ero interessato. Il tempo passava e intanto quello che più mi pesava era la differenza somatica tra me e i miei coetanei, i quali, in alcuni spiacevoli episodi, mi avevano deriso proprio per questa diversità. Gli anni dell’adolescenza furono quelli più difficili in cui rifiutavo le mie origini proprio perché erano quelle a rendermi diverso dagli altri; parlarne mi infastidiva. I miei genitori soffrivano e non sapevano come sostenermi. Oggi, pensare a quei momenti mi fa tornare alla mente le sensazioni che provavo, il bisogno di accettazione che sentivo e quel desiderio di saperne di più sulle mie origini che pian piano maturava. Oggi mi rendo conto che in quei momenti ho trovato dentro di me risorse importanti, come la tenacia, che mi hanno aiutato a crescere e a fare le mie scelte. Poi, divenni poliziotto e venni a lavorare a Torino e qui l’adozione tornò come un boomerang.

Il rapporto genitori-figli

Io credo stia ai genitori costruire quei legami e quell’appartenenza che permettono alla famiglia di stare bene e crescere insieme. Certo, ci sono i litigi, gli scontri e anche i momenti di rottura, come è successo a me negli anni burrascosi dell’adolescenza. Poi, crescendo, mi sono reso conto che oggi sono l’uomo che sono grazie ai miei genitori, ai valori che mi hanno trasmesso e alla vita che con loro ho vissuto. Sento le mie radici sia in Italia che in Brasile.

Come ha avuto inizio il tuo viaggio di ritorno alle origini?

Una sera mi trovai con dei colleghi in un ristorante brasiliano a Torino. Fu la prima volta che entrai in contatto con il mio Paese di origine, fino a quel momento lo immaginavo come in cartolina. Quella sera sentii il profumo della mia terra, mangiai i cibi tipici e ballai sulle note della loro musica. Da quel momento tutto cambiò e il giorno dopo, decisi di chiedere a mia mamma di poter leggere il fascicolo, quello dove era scritto in quale ospedale ero nato e il nome della donna che mi aveva partorito. Temevo di darle un dolore ma ebbi sin da subito il suo appoggio.

La ricerca delle origini

La prima cosa che feci fu cercare la mia mamma biologica su Facebook. Trovai 120 donne con lo stesso nome e scrissi ad ognuna di loro. Soltanto cinque non risposero, lei era tra quelle. Passarono sei mesi senza successo, poi decisi di mettermi in contatto con qualche radio a Bahia, la mia città di nascita, ed entrai in contatto con una in particolare, dove un ragazzo si prese a cuore la mia storia e ne parlò in diretta. Quel giorno mio zio in Brasile sentì la trasmissione e capì che la donna che stavo cercando era sua sorella. In quello stesso giorno parlai per la prima volta con mia mamma Rosilena. Fu un’emozione grande; da quel momento iniziammo a sentirci via Facebook e Whatsapp e anche se non parlavo nemmeno una parola di brasiliano, grazie al traduttore di Google, riuscimmo a riallacciare i rapporti. Dopo un po’ di tempo decisi di partire per andare ad incontrare lei, mio fratello, le mie sorelle e tutti i parenti. Partii da solo, non sapevo cosa aspettarmi e durante il primo scalo a Madrid stavo per tirarmi indietro, ma con una telefonata, mio padre dalla Sicilia mi trasmise la forza di andare avanti.

Oggi…la famiglia allargata

Dopo il nostro primo incontro abbiamo continuato a sentirci e si è creato un bel rapporto, naturale, spontaneo, anche tra le mie due mamme, Rosilena e Rosalba che vorrebbero incontrarsi personalmente. Mia mamma racconta che, quando mi ha adottato, incontrò Rosilena in ospedale e le sue parole furono: “Abbiatene cura, la mia è una scelta d’amore perché non sono nelle condizioni economiche per farlo io”. Credo che questo ritrovamento abbia dato serenità ad ognuno di noi. È come un ponte e un ponte unisce, non divide mai.

Ritrovare le origini usando Internet

Ringrazio Paolo per averci donato un pezzetto della sua storia. Lui è entrato in contatto con la sua famiglia biologica utilizzando il web e i social media; ha svolto le sue ricerche servendosi della tecnologia di internet che si sa, abbatte barriere e mette in comunicazione tutto il mondo con 1 click. Oggi un numero sempre maggiore di persone adottate usa questo strumento per ricercare le proprie origini e reale e virtuale si fondono in uno spazio a volte troppo improvvisato e inconsapevole. Non solo, capita che gli stessi genitori adottivi cerchino informazioni online sulla famiglia d’origine del proprio figli.

É giusto chiedersi: quali sono gli effetti di un contatto su internet?

È giusto fermarsi e riflettere sul cambiamento che internet ha portato nell’adozione.

Data di pubblicazione: 
Domenica, Ottobre 7, 2018

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Anna Guerrieri e Francesco Marchianò
Stefania Lorenzini, Ricercatrice e docente di Pedagogia Interculturale presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione “Giovanni Maria Bertin” dell’Università degli Studi di Bologna.
Sara Leo