Autore: 
Anna Guerrieri

Quanto segue descrive l'impianto del primo percorso dedicato alla scuola da Genitori si diventa: L'Aquila Teramo 2007-8. Il percorso venne realizzato in collaborazione con il Circolo Didattico “Gianni Rodari” (L’Aquila), Circolo Didattico “Noè Lucidi” (Teramo), Circolo Didattico “San Giorgio” (Teramo). Gli operatori coinvolti a collaborare furono: la dott.ssa Diana Biscaini (pedagogista), la dott.ssa Maria Grazia Federici (psicologa), il dott. Francesco Marchianò (psicologo), la dott.ssa Sandra Renzi (pedagogista), la dott.ssa Cecilia Serena Pace (psicologa), l'insegnante Grazia Schiavi, la dott.ssa Fatima Uccellini (psicologa), la dott.ssa Giusi Valvo (psicologa). 

 

Nelle aule scolastiche è ormai numerosa la presenza di bambini adottati nazionalmente e internazionalmente: per questi bambini, che provengono da realtà di abbandono e che sono spesso portatori di problematiche specifiche e non sempre note, è indispensabile costruire un contesto in grado di garantirne l’inserimento sereno. A partire da Febbraio 2007, a L’Aquila e a Teramo, partirà, con il sostegno della Regione Abruzzo, il percorso “A scuola di adozione” progettato da Genitori si diventa per tutti operatori della scuola (dirigenti, insegnanti, collaboratori). Per la nostra associazione si tratta di una sperimentazione importante. L’intero progetto si articola in incontri informativi e laboratori didattici coadiuvati da psicologi e psico-pedagogisti esperti. L’idea al centro del progetto è che la presenza di un bambino o di una bambina adottivi in classe non debba essere vissuta né come un potenziale problema, né negandone le specificità, bensì diventi una ricchezza ed uno stimolo per ripensare metodi e strategie che servano alla crescita di tutto il gruppo classe.

Ogni bambino è portatore di molteplici differenze: differenza di genere, di salute, di formazione della famiglia, di origine, somatica, linguistica, culturale, sociale. E’ dunque ad una pedagogia e ad una didattica delle differenze che pensiamo. Tenere conto delle differenze che sono presenti in una classe vuol dire partire dal presupposto che ogni alunno e alunna sia degno di un’attenta osservazione e che mai vadano dimenticate le peculiarità di ognuno. Alcune delle differenze nominate sembrano banali, prima fra tutte quelle di genere… ma è poi vero? Nel caso dell’adozione facilmente si dimenticano le implicazioni di un abbandono per quel che riguarda l’autostima di una bambino, si sottovalutano ricordi e vissuti. E quando nascono dei problemi, il tutto spesso si riduce ad incomprensioni tra famiglia ed insegnanti. Nel caso delle differenze somatiche spesso vengono minimizzate, arrivando quasi a negarle nella convinzione che l’unico messaggio da trasmettere ai bambini sia “Siamo tutti uguali!”. Non è infrequente che venga sottovalutata la portata delle parole “razziste” scambiate durante le ore di ricreazione, riducendo tutto alla solita dinamica tra bambini.

La presenza nelle nostre classi di tante realtà complesse che giustamente rivendicano il diritto di essere nominate e osservate nella loro specificità, ci obbliga a trovare risposte che le comprendano tutte senza appiattirle in un disegno unico, ad una sola dimensione. E’ essenziale conoscerle per imparare ad applicare una didattica che non costringa nessuno a negare una parte di sé. Si tratta soprattutto di lavorare su di noi, come adulti, per indagare i nostri pregiudizi, i nostri automatismi, il castello delle nostre certezze. Ciò di cui ha bisogno ogni persona piccola per crescere con una sana e positiva coscienza di sé è di potersi rispecchiare, riconoscere in un gruppo, primo fra tutti quello famigliare, secondo poi quello della scuola. Una didattica delle differenze permetterà ad ognuno di sentirsi riconosciuto/a perché previsto/a e questo esclude ogni inserimento episodico di tematiche specifiche, buone solo a tranquillizzare le nostre coscienze.

Una didattica delle differenze veramente efficace saprà parlare e mostrare un mondo complesso e articolato nel quale uomini e donne, con la pelle delle più svariate sfumature, non sempre dotati di tutte le abilità psicofisiche, provenienti dai più diversi paesi, formano famiglie in molti modi, parlano lingue differenti, danno vita a culture – a volte distanti altre molto vicine tra loro – ma sono tutti ugualmente impegnati nello sforzo di vivere una vita dignitosa e soddisfacente.
 

Materiale del Percorso:

Perchè il Progetto 2007

Vedere i bambini per come sono

Strategie di accoglienza e inserimento - mancavano le Linee di indirizzo

Adozione e intercultura

Parole per la scuola/parole con la scuola

Report 1 Teramo

Data di pubblicazione: 
Sabato, Febbraio 10, 2007

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