Autore: 
Pier Francesco Ferrari e Daria Vettori

Vladimir è nato in Ucraina. La sua mamma ha scelto di lasciarlo alla nascita, in Ospedale. Non si sa nulla della sua storia. All’Istituto dove è stato collocato subito dopo la nascita hanno detto che Vladimir è nato piccolino, che la madre ha scelto di non vederlo e non dargli un nome, ma, alla nascita, era sano, stava bene. In Istituto ha iniziato a essere apatico, mangiava poco e non piangeva mai. Ha anche sviluppato, dopo poco tempo, una dermatite atopica.

 

Sebastian viene dalla Colombia. Dal suo racconto confuso pare emergere che è’ rimasto in “famiglia” fino a circa tre anni. Ha un fratello più grande, dice, e due fratelli più piccoli che la mamma ha avuto con altri papà…Quando è stato trovato, all’angolo di una strada, diceva di essere stato portato in quel luogo dalla nonna, la quale gli ha detto di rimanere ad aspettare l’arrivo di un “amico”. Questo bambino spaventato e solo, sapeva a malapena il suo nome e l’età. Nessun indirizzo di casa, nessun nome di adulti, nonna, mamma, zio. Nessuno l’ha cercato.

 

Queste storie possono aiutare a comprendere quanto i percorsi di vita dei bambini che hanno subito delle precoci deprivazioni possano essere differenti da quelli di bambini che, invece, sono nati e cresciuti in un contesto definito, stabile e in grado di entrare in relazione.

Daniel Stern, uno psichiatra infantile che ha dedicato la sua vita a studiare le relazioni precoci tra care-giver e bambino, scrive “Il nostro sistema nervoso è costruito per agganciarsi a quello degli altri esseri umani, in modo che possiamo fare esperienza degli altri come se ci trovassimo nella loro stessa pelle. Disponiamo di una sorta di canale affettivo diretto con i nostri simili, che ci consente di entrare in risonanza con loro, di partecipare alle loro esperienze e di condividere le nostre…La nostra vita mentale è frutto di una co-creazione, di un dialogo continuo con le menti degli altri, che io chiamo matrice intersoggettiva” (D. Stern 2001)

Quando un bambino non ha avuto precocemente la possibilità di avere esperienze di co-creazione, il rischio è quello di una sorta di disregolazione del campo intersoggettivo.

Indubbiamente possono esservi state figure che, in qualche modo, sono entrate a far parte della vita di questi bambini, magari nemmeno attivamente. Una madre che porta in grembo, un’educatrice che nutre e si affeziona, possono essere addirittura bastati per alcuni, se molto sensibili e dotati di una forte motivazione primaria, a farli agganciare nella relazione, ma questo non toglie che per tutti questi bambini, pur esistendo una precoce competenza finalizzata alla costruzione di un’appartenenza, l’altro non era presente concretamente al “momento giusto”.

Molti studi come anche quelli di Stern (1971), di Meltzoff e di Trevathen hanno contribuito a dimostrare l’esistenza di una vita mentale del bambino, una vita psicologica complessa in cui ciò che appare un comportamento casuale e confuso, è invece altamente organizzato. Sono evidenti preferenze e discriminazioni percettive in ogni modalità sensoriale e in particolare la preferenza da parte di ogni bambino per alcune caratteristiche delle persone che si prendono cura di lui, come la voce, il viso, l’odore. Queste competenze sono ulteriormente documentate dalle capacità imitative del neonato, in grado di focalizzare l’attenzione e di imitare diverse espressioni come movimenti facciali, vocali e gestuali. Le imitazioni del neonato si manifestano con maggiore probabilità quando la comunicazione con il modello è reciproca quando esista in particolare un’interazione comunicativa regolata in modo affettivo.

 

I neuroni specchio

Agli inizi degli anni ‘90 nei laboratori di Parma furono scoperti alcuni neuroni nelle corteccia cerebrale (più specificatamente nella corteccia premotoria ventrale) della scimmia con caratteristiche peculiari. Infatti, mentre gli scienziati stavano registrando l’attività dei neuroni su una scimmia che eseguiva delle azioni di afferramento (si trattava infatti di un’area motoria della corteccia cerebrale) si accorsero che alcuni neuroni si attivavano non solo durante l’esecuzione di azioni, ma anche durante l’osservazione di azioni simili compiute da un altro individuo. Queste semplici osservazioni in realtà furono rivoluzionarie, perché dimostrarono che tutte le volte che noi osserviamo un’azione o un’emozione in un’altra persona, si attivano quelle rappresentazioni motorie che normalmente sono coinvolte quando noi stessi esprimiamo o compiamo quelle azioni/emozioni. Una meccanismo neurale che simula in un formato sensorimotorio, emozionale e corporeo (o “simulazione incarnata” come meglio definito da Vittorio Gallese - Gallese, 2007) l’esperienza vissuta da un’altra persona, e che permette quindi all’osservatore non solo di condividere uno stesso comportamento con un altro individuo, ma anche di sperimentare direttamente una parte di quelle esperienze sensoriali ed emozionali che sono associate a esso. Questo stato corporeo condiviso crea, anche se momentaneamente, una dimensione relazionale tra il soggetto e l’oggetto dell’esperienza sensoriale. Un meccanismo specchio è stato successivamente scoperto per quanto riguarda la dimensione delle emozioni. Quando osserviamo un sorriso, si attivano dentro di noi gli stessi programmi motori e affettivi che ci permettono di condividere con l’altro la stessa emozione.

Attraverso un meccanismo specchio siamo quindi in grado di simulare dentro di noi le stesse esperienze emozionali, somatosensoriali e viscerali che provano gli altri. Questo canale interpersonale di conoscenza diretta e incarnata dell’esperienza altrui permette alle persone di essere in sintonia affettiva con gli altri e di condividere le dimensioni dell’esperienza a un livello sub-conscio, non consapevole, allo stesso livello di un’intercorporeità implicita.

Le implicazioni di queste scoperte sono state fondamentali nella psicologia dello sviluppo e, più in generale nella ricerca sui processi mentali del bambino. Il lavoro di Daniel N. Stern e di altri ricercatori, come abbiamo detto sopra, supportano l’idea che nelle prime fasi dello sviluppo postnatale, il bambino abbia una capacità innata di ingaggiarsi nella relazione con il caregiver, in un gioco di comunicazione bidirezionale che gli permette di sviluppare un senso di “partecipazione-alterocentrica”.

 

Un sistema plastico

Negli ultimi anni gli studi si sono concentrati sul sistema dei neuroni specchio e sul ruolo dell’esperienza. Le ricerche sull’imitazione neonatale nell’uomo e in altri primati dimostrano che il neonato alla nascita possiede già un meccanismo di accoppiamento azione-percezione (Ferrari et al., 2012). La rilevanza di un meccanismo del genere operante alla nascita potrebbe essere quella di permettere al neonato di rispondere in maniera appropriata agli stimoli forniti dall’adulto che, attraverso una dimensione condivisa corporea, consentirebbe di creare un senso di familiarità e di consonanza affettiva verso la madre o il caregiver.

Il cervello nelle prime fasi di vita viene “canalizzato” dentro traiettorie di sviluppo che sono in parte determinate dalla nostra storia evolutiva. Tuttavia, esiste un continuo dialogo tra i programmi di sviluppo e l’ambiente entro il quale l’architettura del cervello, con le sue complessi reti neurali, si deve formare. L’ambiente risulta quindi fondamentale perché i circuiti cerebrali che sostengono le risposte sociali e i processi cognitivi del bambino, si possano sviluppare correttamente. Milioni di anni di storia evolutiva, in cui le prolungate cure parentali e il lungo periodo di sviluppo e dipendenza del bambino dalla madre, hanno determinato la sopravvivenza delle piccole comunità di ominidi che occupavano l’Africa, e che hanno plasmato la mente dei neonati a reagire prontamente a una serie di stimoli che sono prevedibili, sebbene il neonato non ne abbia mai avuto esperienza. Un cervello sociale dalla nascita, già equipaggiato con tutti gli elementi necessari per mettersi in comunicazione e in sintonia con il caregiver.

 

Gli effetti della deprivazione

Per chi si occupa di cervello e di sviluppo, il processo di costruzione della mente, a partire dalle primissime esperienze del bambino (se non del feto), è una sorta di labirinto complesso in cui geni, ambienti, affettività, reti neurali, e periodi sensibili/critici devono intrecciarsi in maniera armoniosa per far crescere e far sviluppare il cervello. Un universo incluso in 1300 cm3   che ci consente di esprimere i nostri pensieri, le nostre emozioni e le nostre azioni.

Nel corso dello sviluppo il nostro cervello cambia e le informazioni dell’ambiente sono determinanti per permettere ai nostri organi di senso di attivare quelle aree che sono adibite a specifiche funzioni. Se per esempio, vengono a mancare le informazioni visive dalla retina in bambini che nascono ipovedenti, per un problema congenito di cataratta o di ambliopia, la visione verrà fortemente compromessa, se non si interviene nei primi mesi di vita, in maniera permanente. Intervenendo a uno stadio troppo avanzato, quando il sistema nervoso ha già creato le sue strategie alternative per “sopperire” a questa mancanza di stimolazione, sarà estremamente difficile riorganizzare e correggere i circuiti nervosi. Solo un’azione precoce, dunque, consentirà di non avere conseguenze irreversibili.

Questo esempio non sempre è generalizzabile a tutto il sistema nervoso. Quando per esempio parliamo di relazioni, di affetti, di attaccamento, d’intelligenza cognitiva ed emotiva?

Le relazioni tra caregiver e il neonato sono fatte da esperienze visive, tattili, acustiche, olfattive, gustative. Non è una mera questione di stimolazione e di qualità dell’esperienza sensoriale, ma anche di dinamiche dell’esperienza, di consistenza e di contesto. Se per esempio un papà’ gioca a “Cu Cu” con il proprio bambino, il divertimento non dipende solo dal gioco in sé, ma da quanto il padre e il bambino sono sincronizzati (se il papà non aspetta il momento giusto il bambino potrà spaventarsi, oppure annoiarsi). E tale momento, che sia stato “bello” o invece “brutto” (cioè non c’è stata sincronia) rimane nella memoria implicita, influenzando in qualche modo la qualità della relazione affettiva. Studi recenti hanno messo in evidenza ad esempio che i bambini le cui madri tendevano a imitare i gesti comunicativi nei primi mesi di vita mostravano un aumento delle espressioni gestuali di natura comunicativa (Murray et al. 2016). Inoltre questi bambini mostravano una maggiore attivazione cerebrale delle aree sensorimotorie deputate alla decodifica delle espressioni facciali delle emozioni in un periodo successivo dello sviluppo (a 9 mesi di vita) rispetto ai bambini le cui madri imitavano meno le loro espressioni (Rayson et al. 2017). L’imitazione materna dei gesti comunicativi del bambino predice lo sviluppo sociale del bambino nei primi mesi di vita. Come definito da Murray, Ferrari e colleghi, esiste un’Architettura funzionale nella relazione madre-bambino, in cui il neonato è in grado di individuare quei segnali comunicativi della madre che sono sintonizzati con i propri e, sebbene nell’arco della giornata questi momenti di scambio affettivo siano relativamente poco frequenti, il neonato capitalizza su questi brevi momenti rispondendo in maniera efficace e inducendo a sua volta dei cambiamenti nella madre. Il cervello del neonato, nonostante la scarsa esperienza, si dimostra ‘preparato’ alla nascita a cogliere quei segnali dell’ambiente sociale che saranno determinanti nel suo sviluppo.

Un altro aspetto da tenere presente è che l’esperienza può avere un grande impatto sullo sviluppo, a seconda del diverso grado maturità del cervello. Le aree del cervello maturano in differenti momenti e a velocità diverse. Quindi, l’esposizione da parte del bambino a certi stimoli prima che il suo cervello sia pronto a processarli, non avrà lo stesso effetto rispetto a quando il cervello (come quello di un adolescente) ha già sviluppato quelle aree che possono codificare questi stimoli. Di conseguenza, durante i cambiamenti cui il cervello va incontro, in particolar modo nelle prime fasi dello sviluppo, gli stessi stimoli ambientali possono determinare un impatto totalmente diverso sull’individuo, e diversi saranno gli effetti a breve e lungo termine sul suo sviluppo.

Nei casi per esempio, molto rari, di bambini “selvaggi” trovati nei boschi o ai margini di villaggi o aree remote, forse accuditi da animali, il fatto di non avere interfacciato nessuno che parlasse con loro per un periodo particolarmente lungo, non solo gli ha impedito di imparare il linguaggio, ma poiché il momento in cui il cervello era “aperto” all’acquisizione della parola è terminato, essi non hanno mai imparato a parlare se non in maniera estremamente limitata.

Gli studi sui bambini istituzionalizzati sono, nella loro drammaticità, un altro esempio di come gli esiti delle prime esperienze siano fondamentali nello sviluppo sociale e cognitivo del bambino. Da diversi studi sull’uomo e su altri animali, risulta evidente che la mancanza di adeguate cure nei primi mesi di vita ha un impatto sullo sviluppo delle connessioni nervose e sul metabolismo di alcune aree del cervello.

Tuttavia, il problema non è solo l’assenza di cure che un organismo si “aspetta” di ricevere, ma anche il tipo di cure che riceve in alternativa e dell’ambiente che sostituisce, o che più semplicemente provvede a fornire stimoli e contesti utili per lo sviluppo fisico e mentale del bambino. Così come variabilità individuale, rispetto alla possibilità di prendere da un ambiente anche molto povero, ciò che è necessario per avviare certi processi di sviluppo del cervello.

La domanda quindi che potremmo porci rispetto ai nostri bambini adottati riguarda proprio queste esperienze. Chi hanno potuto imitare? Con chi e se si sono potuti “agganciare” entrando in intimità?

Queste domande non hanno la finalità di entrare in una visione deterministica, ma piuttosto ci devono sollecitare a comprendere come ciò che davvero conta, più di ogni altra cosa, sono la relazione e l’appartenenza.  Molto spesso, infatti, le energie dei genitori sono rivolte a ridurre il gap che differenzia i figli dagli altri bambini, si fa uno sforzo di compensazione e recupero, mentre, almeno all’inizio, l’attenzione dovrebbe essere rivolta, prima di tutto, all’incontro nella relazione intersoggettiva. Indubbiamente vi sono finestre sensibili entro le quali il nostro cervello è programmato per attivare la nostra predisposizione innata a mettersi in relazione, ma ciò non significa che non vi sia per tutta la vita la possibilità di un incontro.

Inoltre la conoscenza del fatto che i primi periodi della vita sono molto importanti, dovrebbe rendere più consapevoli gli operatori impegnati nella tutela dei minori, così come anche chi gestisce la cura del bambino nel tempo di attesa per l’abbinamento, del fatto che realmente i primi anni di vita sono molto significativi, sebbene non possano essere ricordati e si tratti di un tempo relativamente breve.

Infine crediamo sia molto importante utilizzare quanto abbiamo raccontato non solo per comprendere quanto sia importante investire sulla creazione di una intimità con il proprio bambino, ma anche imparare a vedere i nostri figli come bambini che probabilmente portano con sé molto più di quanto non siamo portati a pensare. Se, infatti, è vero che la deprivazione ha effetti potenti, è altrettanto vero che spesso ci troviamo a chiederci come sia possibile che un bambino, nonostante abbia vissuto in istituti o in contesti molto svantaggiati, ugualmente arrivi all’adozione con tante risorse. Ecco, noi crediamo sia importante anche spostare lo sguardo sul fatto che forse questi bambini non sono vuoti, ma piuttosto hanno potuto prendere qualcosa dagli incontri che hanno fatto, talvolta dalle “briciole” che i loro contesti di vita sono stati in grado di dare loro. Hanno usato questo poco per rimanere attivi e continuare a cercare qualcuno che li vedesse, fino a quando non sono arrivati nelle nostre famiglie. Sappiamo che non è sempre così, che esistono storie in cui i segni lasciati sono troppo profondi, ma indubbiamente tutto questo ci dice tanto anche sulla resilienza di questi nostri figli.

 

 

Data di pubblicazione: 
Venerdì, Ottobre 26, 2018

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