Autore: 
Monica Arcadu

"Le ore in cui si aspetta non hanno la durata del tempo quotidiano. La loro misura non è quella di un pendolo che oscilla regolare, ma quella di un cuore che batte, a spasmi e inciampi. (...) Il tempo dell'attesa ti circonda, ti avvolge interminabile.

È come navigare in un mare di cui non si vede la fine.

Chi sto aspettando? Che importanza ha...

L'importante è che io ora vivo in questa parte dell'universo, nel pianeta dell'attesa, separato e diverso dal pianeta di chi non aspetta nulla e nessuno. E la mia ansia, il mio cuore, i miei pensieri impazziti non si calmeranno...

Si può aspettare qualcuno che ha bisogno di noi o che noi crediamo abbia bisogno di noi, oppure di cui in fondo abbiamo bisogno.

È  tempo perso questo aspettare? O è il tempo più necessario e prezioso, il prezzo che dobbiamo pagare all'affetto, alla cura, alla fratellanza?

Chi aspetta davvero è vivo, aspetta sempre con amore... "

(Stefano Benni)

 

Sembra che il tempo dell'attesa sia immobile, vuoto, sospeso.

In realtà l'attesa è uno stato dinamico, di movimento, di tensione verso qualcosa e per questo pieno di energia da utilizzare.

Attendere fa parte della vita in molte situazioni: l'attesa di una casa, di un lavoro, del risultato di un esame. Tutti abbiamo sperimentato l'attesa, è una condizione della vita. Passiamo in continuazione da uno stato di attesa ad un altro. La vita stessa è fatta di un'attesa dopo l'altra e sono proprio questi momenti a darci l'opportunità per crescere e migliorare. Penso alle parole della canzone di Niccolò Fabi che dice: "...ma tra la partenza e il traguardo/ nel mezzo c'è tutto il resto/ e tutto il resto è giorno dopo giorno/ e giorno dopo giorno è silenziosamente costruire...". La vita non è solo fatta di grandi momenti, di scoppiettanti occasioni. La vita sta anche nell'attesa, ed è proprio in essa che c'è la possibilità di costruire quello che servirà domani.

L'attesa nel cammino adottivo

Nell'universo adozione l'attesa comincia all'alba, nel momento in cui la coppia decide di voler formare una famiglia adottiva. Spesso questa attesa è stata preceduta da altre attese: quella di avere un figlio biologico che poi non è arrivato e quella legata ai successivi tentativi di procreazione assistita non andati a buon fine.

Il tempo dell'attesa riguarda la coppia che aspira all'adozione, ma riguarda soprattutto i bambini che aspettano di essere adottati, attesa di cui non sono nemmeno consapevoli, attesa di qualcosa di sconosciuto.

Ogni fase del percorso adottivo è permeato da essa, ma il momento più difficile è quello che va dal conferimento del mandato all'arrivo del bambino. Spesso le coppie, in questa fase, vivono un vissuto di abbandono speculare a quello del bambino.

Le emozioni che scandiscono il tempo

Questa attesa non è uno spazio solo temporale, si tratta di uno stato emotivo ed affettivo, caratterizzato da aspettative e progetti ma anche da paure e dubbi.

Fatica, ansia, rabbia, ma anche desiderio, speranza sono le emozioni più comuni e significative del tempo dell'attesa. C'è l'entusiasmo per quello che arriverà, ma a volte la speranza può vacillare per il tempo che passa.  C'è chi si nasconde dietro un apparente disinvestimento, accantonando il pensiero adottivo fino al momento dell'abbinamento, e chi si trova in uno stato di trepidazione continua che paralizza, e in cui le coppie sospendono tutte le altre attività.

Come vivere al meglio l'attesa

Con il dilatarsi dell'attesa si corre il rischio di percepire una sensazione di vuoto che inevitabilmente comporta rabbia e frustrazione e anche quelle coppie, consapevoli dal punto di vista cognitivo, potrebbero chiudersi nei loro bisogni e perdere di vista quelli del bambino, che dovrebbero essere sempre al centro. A questo proposito la funzione principale che può assolvere questo tempo è proprio quella di approfondire, ampliare le competenze e sintonizzarsi maggiormente con la realtà dei bambini. Può aiutare a coltivare e rafforzare il desiderio del figlio per prepararsi all'incontro. É un periodo di trasformazione dove il tempo  offre l'opportunità di cominciare un percorso per entrare in contatto con i propri sentimenti e questo può avere effetti maturativi e rappresentare un tempo di vera crescita e fertilità psicologica finalizzato ad una migliore e più profonda preparazione della vita in comune.

Diventare genitori non è un evento, ma è un processo che si sviluppa nel tempo e nella relazione. Il primo passo da fare in questo lungo cammino è costruire uno spazio mentale che possa accogliere il bambino reale con le sue risorse, le sue difficoltà, i suoi bisogni. Questo spazio mentale non deve essere invaso dai propri bisogni e dalle proprie aspettative, affinché sia possibile entrare in contatto con i bisogni del figlio. Il bambino non può e non deve essere chiamato a colmare i bisogni ed i desideri degli adulti.

Il tempo dell'attesa serve come un allenamento emotivo: una coppia che riesce a tollerare in modo sano ed equilibrato l'attesa, riuscirà a non avere fretta con il figlio e sarà in grado di darsi il tempo per conoscerlo e nello stesso tempo di dargli il tempo di fidarsi ed affidarsi.

"L'attesa è una ginnastica del cuore quando fa da palestra ad un grande amore."

Data di pubblicazione: 
Martedì, Luglio 5, 2011

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