Autore: 
Monica Nobile

Questo è il terzo di una serie di articoli che appariranno mensilmente a cura della dott.ssa Monica Nobile dedicati al CRESCERE. Gli articoli propongono considerazioni ed esperienze, anche attraverso testimonianze di ragazzi, giovani e genitori. Se vuoi leggere gli altri cerca nel nostro MAGAZINE.

 

La misura del tempo non è uguale a tutte le età. I primi tre anni di vita nell’esistenza di una persona sono talmente densi di cambiamenti e progressi da rappresentare un’intera epoca rispetto a quando la persona di anni ne ha cinquanta e, pur vivendo intensamente, di solito mantiene stabile la sua personalità e il suo modo di approcciarsi al mondo e tre anni rappresentano una breve porzione di tempo. Dopo gli ottant’anni ogni mese è prezioso, l’essere umano si confronta con una fine che può essere imminente e, chi con pienezza e saggezza, chi con un vissuto di angoscia, vive il proprio tempo con la consapevolezza della brevità della vita terrena.

Michele Serra definisce gli adolescenti gli sdraiati e, nel parlare comune, tanti genitori, tanti insegnanti, dipingono i ragazzi svogliatamente adagiati, annoiati, immersi davanti agli schermi, poco motivati alla scuola o ad altre attività costruttive. Facilmente li si vede e li si giudica perditempo. Winnicott parla di “bonaccia adolescenziale” per descrivere gli anni in cui l’individuo non ha altra scelta che aspettare, senza essere consapevole di ciò che accade. In questa fase, afferma lo psicoanalista, il ragazzo non ha un’identità stabile e neppure un modo di vita determinato capace di dare una forma al suo futuro.

Il tempo avvertito da un adolescente è diverso ...

Il tempo avvertito da un adolescente è diverso sia da quello di un bambino che da quello di un adulto che da quello di un anziano. Cambiano le modalità con cui si intraprendono le esperienze, le scelte e le risposte a passioni per attività a cui dedicarsi. Il rapporto con la scuola e, più in generale, con il contesto sociale e culturale, presenta unità di misura differenti da quelle che utilizziamo noi adulti. A questa età spesso si vive una particolare tensione tra passato e futuro. Gli adolescenti non sono né troppo piccoli da non sentire il carico e l’incidenza del passato, né troppo anziani da non essere presi dal movimento interiore, dalla spinta verso il futuro e dall’apertura verso molteplici possibilità. Passato e futuro convivono pesando potenzialmente in egual misura sul presente in un equilibrio oscillante.

Gli adolescenti, in questo senso, nei loro comportamenti concreti vivono il qui e ora, facilmente agiscono senza considerare conseguenze lontane nel tempo, centrati sui propri bisogni e i propri vissuti, assorti in una fase della vita che li impegna nella loro ricerca di identità e nel difficile processo di allontanamento dall’infanzia e di autonomia dalle figure genitoriali. Se quindi, da una parte, ci appaiono fin troppo rapidi nel cambiare idee, gusti, pensieri, in costante fuga da tutto ciò che li fa sentire “piccoli”, in movimento perpetuo verso la novità e la scoperta - talvolta anche l’azzardo - dall’altra parte manifestano il bisogno di fermarsi, di sostare nella propria età per potersi concentrare interiormente su ciò che consentirà loro di divenire adulti.

Difficilmente un adolescente ragiona sulla ricerca della propria professione e della propria posizione sociale, non lo sfiora lontanamente la necessità di gettare solide basi per il proprio futuro. È nell’intensa esperienza presente che l’adolescente si immerge, spesso in modo totale – pensiamo ad esempio al modo in cui si vive il primo amore – come se l’intensità della ricerca di sé e il vortice interiore del diventare grandi corrispondessero all’apparente immobilità esteriore.

L’adattamento con la realtà esterna, particolarmente in questa epoca sociale e culturale, è complesso. La vita fuori è frenetica, basata spiccatamente sulla prestazione e sull’efficienza, il ritmo è veloce perché incalzante è la richiesta di l’affermazione e definizione della posizione sociale di ciascuno. Gli insegnanti spesso richiedono di stare al passo, di conquistare correttamente gli obiettivi didattici, di finire in tempo i cosiddetti programmi. I genitori sono spesso assillati dalla fretta, il loro quotidiano è costituito da incastri che consentano di rispondere alle pressanti richieste che il lavoro e la società sollecitano. E dentro questo vivere correndo, gli adolescenti possono rispondere con una sorta di immobilità. Difficile impegnarsi a diventare grandi, elaborare vissuti, risolvere quesiti, rispondere a interrogativi interiori e intanto stare al passo con questi tempi. Improvvisamente i genitori si ritrovano in casa un estraneo, talvolta barricato nel disordine della propria camera, impenetrabile, apparentemente in un mondo suo con ritmi e modalità difficili da comprendere. 

Succede di dimenticare che l’adolescente ricerca la persona che vuole diventare ...

Succede di dimenticare che l’adolescente ricerca la persona che vuole diventare e che tale percorso può comportare sentieri ripidi e angoli oscuri. Parlando del figlio adolescente una madre biologica racconta: “Mi ha messo molto in difficoltà il fatto che non c'erano più gli orari per fare le cose... il rimanere alzato fino alle prime e seconde ore del mattino, l'alimentazione notturna, voleva dormire in cuccia con il cane ed è riuscito a dormire con lui in terrazza…”.

Nel disordine dei propri ritmi, forse, quel ragazzo è impegnato a risolvere un subbuglio interiore, che egli stesso non comprende e che fatica a condividere con la madre. Quel ragazzo, forse, cerca uno spazio e un tempo lontano e distinto da quello dei genitori per affrontare qualcosa di complicato con se stesso che reputa impossibile da spiegare ad un adulto. 

Afferma un’altra madre biologica: “A dire il vero come genitore mi ritengo severa perché ci tengo tantissimo ad insegnarle l’organizzazione…”. Certamente è fondamentale abituare i figli a rispettare tempi e regolarità, è importante mantenere ritmi adeguati nella giornata e nella settimana. É vero altresì che nella fase evolutiva che corrisponde alla ricerca del proprio stile, l’adolescente può sentire il bisogno di sfidare le regole trasmesse dai genitori e dal mondo adulto in generale e sperimentare un proprio ritmo, talvolta trasgressivo ma funzionale alla propria necessità di ritrovarsi e viversi come persona unica, irripetibile, libera, non più a immagine e somiglianza dei genitori come spesso vorrebbero i bambini.

Possono contemporaneamente avere tante età insieme...

Meritano una riflessione le peculiarità che caratterizzano spesso un adolescente con una storia di adozione nel suo specifico rapporto con il tempo e con i tempi. Gli adolescenti con un background adottivo, infatti, vivono frequentemente una particolare dimensione temporale. Possono contemporaneamente avere tante età insieme. In loro esistono distinte l’età prima dell’adozione e quella della vita nella famiglia adottiva; si tratta di due tempi che si succedono lungo un tratto non lineare che riporta una brusca interruzione, una frattura possibilmente percepita come traumatica e che può proseguire con ripetuti segni di riparazione e tentativi di riallineamento. Nella ricerca identitaria spesso possono ritornare nel loro passato, lo indagano e lo rivivono, manifestando comportamenti talvolta regressivi che possono spiazzare e confondere, ci si confrontano cercando risposte, oppure lo sbirciano frettolosamente per poi negarlo o rifiutarlo. Ecco che allora possono alternare comportamenti sfidanti o trasgressivi a momenti infantili di chi ancora ricerca la sicurezza di una famiglia che accoglie, protettiva e amorevole.

Mi confida una ragazza con una storia di adozione: “Mia madre mi tempesta di domande a cui non voglio rispondere perché questa è la mia vita privata e perché tante volte non so cosa rispondere, la odio quando fa così... A volte tutto mi fa paura e mi sento al sicuro solo in camera mia”. Forse quella ragazza e con lei tanti suoi coetanei cerca una tana; la camera, il garage, perfino “la terrazza dove dormire con il cane”, come raccontava la madre citata prima. Chissà quanto girano veloci pensieri ed emozioni; credo che i ragazzi non ne siano del tutto consapevoli ma che agiscano il loro bisogno di una tregua, di una pace, di un rifugio dove trovare sollievo dall’irrequietezza. Anche la confusione tra giorno e notte, tra sonno e veglia può trovare interpretazione nella ricerca di un altrove, lontano dagli adulti, dove potersi dedicare al proprio animo inquieto. In questo forse si può cercare risposta alla loro fatica nel trovare un ritmo e un’organizzazione degli impegni quotidiani: molte delle loro energie – energie necessarie per dare al proprio tempo un giusto ritmo ed equilibrio - sono impiegate per far fronte alle tempeste interiori.

Mi racconta un ragazzo con background adottivo: “Faccio fatica a organizzarmi e perdo un sacco di tempo, tante volte mi trovo per ore a non fare niente. Quando sto senza fare niente mi vengono pensieri difficili, mi chiedo che senso abbia quello che faccio. Qualche volta non capisco più chi sono, allora resto lì senza voglia di fare niente”. Mi fa capire tante cose quel ragazzo che con sofferenza malcelata mi confida che si ritrova spesso a pensare al suo passato e a fantasticare su come sarebbe potuta andare se alcune situazioni si fossero verificate in tempi diversi: “Se i miei genitori adottivi fossero arrivati prima mi sarei risparmiato tante cose brutte, magari sarei una persona migliore…”. Sospendiamo il giudizio, quando possiamo! Prendiamo in considerazione che i ragazzi non siano soltanto sdraiati e perditempo ma che, forse, apparentemente immobili siano invece impegnati e assorti  nel loro intenso, veloce, faticoso tempo interiore.


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Data di pubblicazione: 
Martedì, Novembre 15, 2022

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Stefania Lorenzini, Ricercatrice e docente Pedagogia Interculturale Università degli Studi di Bologna