Autore: 
Francesca Ancidei

Il concetto di dipendenze comportamentali e’ relativamente nuovo. Nel 2013 nella quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) viene inserita la definizione di “dipendenze patologiche comportamentali” che vengono considerate in modo analogo alle dipendenze da sostanze.

Un aspetto peculiare è che coinvolgono pulsioni “normali” quali sesso, cibo, amore, denaro, gioco, ecc… che, raggiungendo livelli eccessivi, invasivi e pericolosi per la persona, divengono patologiche

Nelle dipendenze comportamentali sono coinvolti gli stessi circuiti neurali del piacere e del rinforzo evidenziati nelle tossicodipendenze.

Ciò che le contraddistingue resta sempre l’incapacità del soggetto di mitigare il comportamento, nonostante le conseguenze negative che osserva nella sua quotidianità.

Le dipendenze comportamentali maggiormente riscontrate sono:

  • Dipendenza sessuale
  • Dipendenza affettiva
  • Workaholism
  • Gioco d’azzardo patologico (GAP)
  • Tecno dipendenze :
    • Internet
    • Cellulare
    • Videogiochi
    • TV

 

Dipendenza sessuale

Persistente e fallimentare controllo degli impulsi sessuali. Vengono messi in atto comportamenti ipersessualizzati. Molti ricercatori vedono nella digitalizzazione un importante fattore patogeno in quanto ha significativamente aumentato e facilitato la possibilità di fruire di servizi pornografici o condividere materiale a sfondo sessuale in rete. Ha alla base gli stessi meccanismi biologici e fisiologici della dipendenza da sostanze. Si è in presenza di una disfunzione del sistema dopaminergico e di quello serotoninergico in cui il neurotrasmettitore della dopamina (che ha la funzione di sollecitare la messa in atto di comportamenti atti al raggiungimento del piacere) verrebbe rilasciato in modo disregolato. 

 

Dipendenza affettiva

Rientra nelle nuove dipendenze ed è una delle più difficili da ammettere. Ha un’alta incidenza nella popolazione femminile. Sintomi:

  • non essere in grado di prendere decisioni da soli
  • comportamento sottomesso
  • avere bisogno costante di rassicurazioni

 

Olivier Clerc nel libro “La rana che finì cotta senza accorgersene e altre lezioni di vita” rappresenta perfettamente, con la sua metafora, le fasi della dipendenza affettiva: “…una rana, immersa in una pentola d’acqua che si riscalda molto lentamente, inizialmente si trova bene, ma quando l’acqua incomincia a scottare non ha più lo forze per saltare fuori…”

 

Workaholism

Dipendenza dal lavoro. E’ un disturbo ossessivo – compulsivo che si manifesta in un’incapacità di regolare le proprie abitudini di lavoro fino all’esclusione delle altre principali attività della vita. I settori più colpiti sono quelli della libera professione. Provoca sbalzi adrenalinici elevati che portano ad aggressività sociale e familiare, perdita della propria privacy in una confusione fra sfera personale e sfera professionale. Incapacità di rilassarsi con conseguente forte aumento dello stress, intolleranza verso qualunque ostacolo rispetto al loro modo di concepire il lavoro, atteggiamento controllante.

 

Gioco d’azzardo patologico (GAP)

Si colloca nel Manuale dei Disturbi Mentali tra i disturbi del controllo degli impulsi ed è caratterizzato dall’incapacità di resistere alla tentazione “persistente, ricorrente e maladattiva” di giocare somme di denaro elevate.

Si possono identificare diverse fasi nella sua evoluzione:

Fase 1: le vincite

Fase 2: le perdite

Fase 3: il crollo

Fase 4: la disperazione

Fase 5: sentimento di irreparabilità.

 

Vincere corrisponde ad una frenesia che porterà a nuovi tentativi.

Perdere corrisponde a una frenesia sollecitata da sensi di colpa inconsci.

Ha gli stessi meccanismi della dipendenza da sostanze.

Le conseguenze più dirette si rilevano nel deteriorarsi delle attività personali, familiari e lavorative. 

Dai dati risulta come i giovani giochino più degli adulti e i maschi più delle femmine.

Molte persone affette da GAP possono essere molto competitive, energiche, irrequiete e facili ad annoiarsi. Inoltre, sembrano essere eccessivamente preoccupate dell’approvazione altrui e molto generose. 

 

Tecnodipendenze

Sono le dipendenze maggiormente rilevate quando si parla di bambini e ragazzi.

Gli strumenti di comunicazione tecnologica divengono mezzi di estensione e prolungamento del Sé. Costituiscono un terzo oggetto che permette ai ragazzi di sentirsi in connessione permanente attraverso una comunicazione che annulla l’attesa e la definizione di uno spazio di incontro.

Le relazioni sociali mediate da uno schermo escludono buona parte della comunicazione non verbale fondamentale per rapportarsi correttamente agli altri e per prendere coscienza di sé in relazione all’altro.

Davanti ad una webcam difficilmente si arrossisce e in assenza di contatto fisico la tensione emotiva non si esplica ma si accumula in una sorta di groviglio di rabbia repressa. Un’emozione che resta inespressa se non trova sfogo, ad esempio, nell’attività fisica.

I cambiamenti che avvengono a livello cerebrale nei primi anni dell’adolescenza predispongono alla comparsa di quattro caratteristiche mentali:

 

  • Ricerca di novità: emerge da una maggiore spinta alla ricerca di gratificazioni che crea la motivazione interna a sperimentare esperienze nuove e a vivere più intensamente.

Aspetto negativo: maggiore importanza data all’eccitazione, al brivido, alla minimizzazione di conseguenze negative. Impulsività può portare a tradurre in atto un’idea senza prima fermarsi a riflettere sulle conseguenze.

  • Coinvolgimento sociale: intensificarsi delle relazioni e legami con i coetanei

Aspetto negativo: chi si isola dagli adulti e frequenta solo i pari è a rischio.

  • Maggiore intensità emotiva: maggiore vitalità all’esistenza

Aspetto negativo: l’emotività potrebbe prendere il sopravvento causando impulsività, sbalzi di umore e reattività accentuata.

  • Esplorazione creativa: nuove capacità di pensiero astratto permettono di mettere in discussione lo status quo, di affrontare i problemi con strategie fuori dagli schemi. 

Aspetto negativo: La ricerca del senso della vita può portare a una crisi di identità, a essere vulnerabili nei confronti delle pressioni del gruppo, a un senso di disorientamento e mancanza di scopo.

 

Gli aspetti negativi delle caratteristiche mentali dell’adolescenza sono particolarmente sollecitati dalla mediazione e deformazione che gli strumenti tecnologici pongono nelle relazioni. 

Le dipendenze tecnologiche condividono secondo Griffiths(1997) i componenti nucleari delle altre dipendenze e precisamente:

  • Dominanza (salience): l’attività domina i pensieri, i sentimenti e i comportamenti dell’individuo, assumendo un valore primario tra tutti i suoi interessi;

  • Alterazioni del tono dell’umore: l’inizio dell’attività provoca cambiamenti nel tono dell’umore, l’individuo può esperire un aumento dell’eccitazione o maggiore rilassatezza come conseguenza diretta dell’incontro con l’oggetto della dipendenza;

  • Tolleranza, sintomi di astinenza, bisogno di aumentare progressivamente l’attività per ottenere l’effetto desiderato;

  • Sintomi di astinenza: malessere psichico/fisico che si manifesta quando si interrompe o si riduce il comportamento o l’uso dello strumento;

  • Conflitto con chi sta vicino : conflitti interpersonali interni a sé stesso, a causa del comportamento dipendente;

  • Ricadute quando si tenta di smettere: tendenza a ricominciare l’attività dopo averla interrotta.

 

Dipendenza Digitale

 

Bambini

Gli studiosi dell’American Academy of Pediatrics (2016) affermano che per un neonato di pochi mesi, il ritmo rapido delle immagini, colori e suoni sono di una intensità largamente superiore alle stimolazioni abituali della sua vita. Uno schermo acceso cattura l’attenzione ma rischia di renderlo eccitato, agitato e di nuocere alla concentrazione e all’interazione con il mondo esterno, necessarie per la sua evoluzione sin dai primi mesi di vita.

Per un bambino usare il tablet per giocare non equivale a compromettere il suo apprendimento, ma sicuramente a disinvestire nella relazione con gli altri e con se stesso. Una prima conseguenza derivante dall’isolamento nel quale si immergono è una minore capacità nella comunicazione, minore sviluppo dell’empatia e difficoltà nella presa di coscienza di sé nel rapporto con il mondo esterno. Il tempo passato davanti allo schermo non è perso, ma è un tempo in cui non vengono usate capacità primordiali che sono innate per il gioco ed evolvono con l’età.

 

Adolescenti

I giovani digitali sono più impulsivi, hanno difficoltà a gestire la noia e sono orientati al tutto e subito. Sono meno creativi, non sentono spesso il bisogno di verificare le fonti da cui traggono notizie o a fare ricerche per controllare se quello che hanno letto è vero. Il tratto distintivo di queste sindromi da dipendenza tecnologica è che tutto quello che si fa lo si deve condividere subito, senza pensare alle conseguenze che ricadranno su di sé e sugli altri.

 

Dipendenza da internet o Internet Addiction Disorder (IAD)

Internet è uno strumento utile ed efficace ed ha conquistato un enorme spazio nelle vite di ciascuno di noi. Ci può raggiungere sempre ed in ogni luogo attraverso i diversi dispositivi, soprattutto quelli mobili. Tutti abbiamo cercato notizie, informazioni e approfondimenti tramite questo strumento.

Si è di fronte ad un problema quando l’uso di internet riduce la qualità relazionale e interattiva dell’individuo nella sua quotidianità e quando acquisisce il ruolo di “coscienza gregaria” a cui il soggetto delega il filtro delle informazioni in entrata ed in uscita.

IAD Internet Addiction Disorder: i sintomi sono gli stessi che ritroviamo nelle dipendenze da sostanze: craving (stato soggettivo di forte desiderio compulsivo per gli effetti precedentemente provati); astinenza; tolleranza e compromissione delle capacità cognitive.

Secondo Ivan Goldberg (1995) è l’incapacità di una persona di controllare l’utilizzo di questo strumento, con conseguenti disturbi nell’area psicologica, sociale e lavorativa.

In realtà la IAD è un termine molto vasto che copre una gamma di comportamenti psicopatologici, le cui matrici comuni sembrano essere la disregolazione degli impulsi e la difficoltà nel gestire stati emotivi dolorosi.

Le persone maggiormente a rischio di contrarre questa forma di dipendenza sono quelle con difficoltà comunicative – relazionali. La dipendenza è un comportamento di evitamento attraverso cui la persona si rifugia nella rete per sfuggire alle problematiche esistenziali. Le relazioni che instaura tendono ad essere idealizzate e rispondono all’intento di soddisfare i propri bisogni relazionali ed affettivi. Anche l’immagine di sé è sottoposta ad una idealizzazione e l’utilizzo di nickname o di avatar che mascherano la propria identità in un anonimato facilitatore, rende possibile questa idealizzazione.

 

Effetti

Fra gli effetti più imponenti della IAD si annoverano:

  • Maggiore sensibilità alla gratificazione
  • Minore sensibilità rispetto ad emozioni negative
  • Iperattività mentale anche a riposo
  • Maggiore difficoltà nel controllo inibitorio
  • Maggiore impulsività
  • Disturbi psicologici e del comportamento
  • Deficit della memoria di lavoro (è un sistema di immagazzinamento e la prima forma di gestione dell’informazione che costituisce un legame tra la percezione sensoriale e l’azione controllata ed ha un ruolo centrale nell’apprendimento)
  • Compromissione delle funzioni esecutive (sono i processi mentali atti all’elaborazione di schemi cognitivo – comportamentali adattivi, in risposta a condizioni ambientali nuove ed impegnative. Fondamentali nella vita quotidiana per il problem solving si definiscono in quattro azioni: pianificare, programmare, modificare, verificare)

E’ una patologia che si presenta con caratteristiche ben precise:

  • Uso eccessivo associato alla perdita della cognizione del tempo e finisce per far trascurare i bisogni fondamentali come alimentazione e sonno
  • Chiusura verso l’esterno, con sentimenti di rabbia, tensione e/o depressione quando il computer non è accessibile
  • Persistenza con richieste di nuove dotazioni tecnologiche e più tempo per stare al computer
  • Ripercussioni negative nella vita sociale, relazionale e familiare

 

La letteratura individua cinque tipologie di cyber dipendenti:

  • Cyber – Relational Addiction: tendenza ad instaurare relazioni amicali e amorose sul Web.
  • Net – Compulsions: comportamenti compulsivi messi in atto tramite internet (gioco d’azzardo, commercio in rete, partecipazione ad aste on line).
  • Information Overload: ricerca compulsiva di informazioni on line. Il rischio è di un sovraccarico cognitivo in quanto si ricevono troppe informazioni per riuscire a prendere una decisione o sceglierne una specifica sulla quale focalizzare l’attenzione.
  • Cybersexual – Addiction: uso compulsivo di siti pornografici o dedicati al sesso virtuale. E’ una delle tipologie più frequenti. 
  • Computer – Addiction: utilizzare il computer per giochi virtuali soprattutto giochi di ruolo, in cui il soggetto può costruirsi un’identità fittizia

 

Un discorso a parte meritano le challenge. Sono le sfide che i giovani si lanciano attraverso la rete, iniziate in America per gioco utilizzando elementi di vita quotidiana (ricordiamo tutti la sfida del gettarsi in testa un secchio di acqua gelata), grazie al distacco dalla realtà sollecitato dal virtuale sono diventate elementi potenzialmente insidiosi nella vita dei ragazzi, poiché ormai si tratta soprattutto di sfide che mettono in pericolo l’incolumità fisica, facendo soprattutto leva sul senso di onnipotenza, sul distacco dalla realtà che provoca lo stare in rete e sulla spinta a non sfigurare di fronte agli altri. I ragazzi non possono tirarsi indietro pena la derisione di tutta la comunità presente in rete che guarda attentamente chi riesce a “portare a termine” la sfida proposta.

 

Fra le più pericolose si annoverano:

  • eraser challenge: consiste nello sfregare una gomma da cancellare su una parte del corpo fino a provocarsi abrasioni;
  • tide poods: masticare capsule di detersivo;
  • salt and ice challenge: procurarsi ustioni con sale e ghiaccio;
  • eating cactus challenge: masticare un cactus;
  • cinnamon challenge: ingerire una grande quantità di cannella;
  • knock out challenge: stendere un passante con un solo pugno;
  • necknominate: scolare di un fiato alcolici;
  • fire challenge: darsi fuoco e vedere quanto si resiste

Le sfide sono infinite e in continua evoluzione in una rischiosa escalation di pericolosità.

 

Le sfide relative al controllo del peso sono tra le più pericolose ed insidiose. Esistono Siti Pro – Ana (pro – anoressia) che incitano le ragazze a mettere in atto una serie di comportamenti atti a perdere continuamente peso in modo sconsiderato e fuori controllo. Le più “popolari” tra le sfide in questo campo:

  • Thigh gap: dimagrire a tal punto da far comparire un arco tra le gambe;
  • Bikini bridge: dimagrire tanto da creare il ponte del costume da bagno sulla pancia da fianco a fianco;
  • Belly slot: arrivare a creare una fessura sulla pancia;
  • Belly button: riuscire a far girare il braccio dietro alla schiena fino a toccarsi l’ombelico

Le ragazze devono provare in rete di riuscire a compiere questi atti al fine di testimoniare la perdita di peso continua.

 

Il totale distacco dalla realtà, il non avere un diretto confronto con l’altro, il disimparare a gestire le emozioni, la mancata consapevolezza della rabbia accumulata e il non avere un reale punto di sfogo per questa portano come estrema conseguenza al Cyberbullismo di cui tutti sentiamo parlare spesso nelle cronache, soprattutto quando ragazzi vulnerabili e presi di mira arrivano a gesti estremi per difendersi. Il 33% degli episodi di cyber bullismo è di tipo sessuale, i più noti sono il revengeporn (vendicarsi di qualcuno mettendo in rete filmati o foto intime) e l’hatespeech (letteralmente “discorsi di odio”); harassement (molestie via web. Minacce di morte. Un sottotipo è il blue whale). 

 

 

Dipendenza da cellulare

Il cellulare ha come principale funzione psicologica la regolazione della distanza nella comunicazione e nelle relazioni. Diviene uno strumento di difesa per affrontare le insicurezze nella comunicazione.

Due principali sindromi della dipendenza da cellulare:

  • No.Mo.Fobia: No Mobile Fobia. E’ il timore ossessivo di non essere raggiunto dal cellulare, spesso viene alimentata dalla “Sindrome da disconnessione”.
  • FOMO: Fear of Mission Out (paura di perdersi qualcosa). Comporta un accesso compulsivo ai social. Alta frequenza nei giovani maschi.

Si parla di “cellularomania” quando il traffico telefonico quotidiano, costituito da chiamate e sms in entrata ed uscita, ammonta all’incirca a 300 contatti.

pericoli della dipendenza da cellulare sono :

  • Alterazioni del ciclo sonno-veglia: spesso i ragazzi dormono con il cellulare accanto con conseguente stato di allerta continuo e si svegliano alla prima sollecitazione proveniente dal telefonino con interruzione del ciclo sonno - veglia. Questo è il fenomeno del Vamping che è la tendenza a tenere a portata di mano il telefono anche di notte svegliandosi per controllare le notifiche o non dormendo il tempo giusto e necessario al corpo per recuperare le energie, per chattare, parlare e giocare con gli amici;
  • Regolazione delle distanze: la facilità di accesso alle relazioni attraverso il telefonino non permette ai giovani di apprendere adeguatamente il senso dell’intimità, della distanza interpersonale ecc..;
  • Sovra stimolazione sensoriale 
  • Stabilizzazione di un falso Sé: attraverso l’anonimato, i nick name ecc..;
  • Continua esposizione a micro sollecitazioni: alert, messaggi, like, che crea un continuo stato di allerta con conseguenze su attenzione, memoria e ritmi del sonno;
  • Vibrazione fantasma: quante volte tutti noi siamo convinti che il nostro cellulare abbia “emesso” una sollecitazione, anche se è spento…;
  • Esternalizzazione della memoria: il cellulare diviene una memoria gregaria a discapito delle capacità mnemoniche del soggetto che in questo modo non vengono allenate e sviluppate;
  • Riconoscimento emozioni: il non avere l’altro di fronte durante l’interazione non permette ai giovani di riconoscere in modo adeguato le emozioni che vengono veicolate dall’uso di emoticon.

 

Il telefonino è diventato parte integrante della vita di ciascuno di noi, ma, soprattutto per i più giovani, riveste tre importanti funzioni psicologiche relative sia alla sfera individuale che a quella relazionale:

  • Regolare la distanza nella comunicazione e nelle relazioni. I pericoli insiti in questa funzione sono: a) la comunicazione telefonica diventa una sostituta della comunicazione reale; b) idealizzazione del referente sulla base di meccanismi di proiezione di desideri personali; c) relazioni esclusivamente legate alla sfera mentale – emotiva che alimentano il disconoscimento del corpo come mezzo di contatto primario nelle relazioni interpersonali; d) accelerazione eccessiva di alcuni processi di distacco emotivo.
  • Mezzo per gestire la solitudine e l’isolamento divenendo quasi un antidepressivo o ansiolitico multimediale. I pericoli insiti in questa funzione sono: a) il telefonino diventa il simbolo della “presenza dell’altro” che è un’entità sempre a portata di mano generando un estremo investimento affettivo del telefonino che rischia di divenire un oggetto feticcio; b) la costante presenza degli altri  genera una mancanza della possibilità di sperimentare la dimensione del lutto e la sua possibile elaborazione che non rende possibile il processo di interiorizzazione dell’altro; c) difficoltà di separazione fra pubblico e privato, interno e condiviso.
  • Il telefonino diviene un mezzo per vivere e dominare la realtà che può spingere alla sensazione estrema di onnipotenza. I pericoli insiti in questa funzione sono: la comunicazione attraverso il telefonino può finire per divenire l’unica capacità di mettersi in relazione con gli altri e la sua perpetua disponibilità porta a non stimolare la capacità di rinviare la soddisfazione dei bisogni, che si concretizza nell’attesa, né la conseguente creatività che nell’attesa si sviluppa.

 

 

Dipendenza da videogiochi (Gaming Disorder)

E’ entrata ufficialmente a far parte delle classificazioni diagnostiche più importanti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha inserito il gaming disorder, ossia l’uso compulsivo dei videogiochi, nella bozza dell’11° edizione della International Classification of Diseases (ICD), classificazione internazionale delle patologie, definendolo come “una serie di comportamenti persistenti o ricorrenti che prendono il sopravvento sugli altri interessi della vita”.

La fascia di età maggiormente coinvolta comprende soprattutto i maschi a partire dai 12 fino ai 15-16 anni e colpisce soprattutto i ragazzi che non riescono ad affrontare la fase della pubertà, spaventati dal confronto con i coetanei. Alla base di tutto sembra esserci una forte rabbia repressa che denota condizioni affettive deficitarie.

Gli studi sulle conseguenze dell’esposizione a videogiochi sono ancora pochi con risultati contraddittori e quindi nessuna conclusione definitiva, ma alcuni dati sono certi:

  • I videogiochi violenti fanno sembrare la violenza un po’ più normale
  • Interagendo con personaggi virtuali può modificarsi il modo in cui la persona interagisce con il mondo reale
  • L’identificazione continua con personaggi irreali, alla fine può far perdere il senso della propria vera identità
  • I ragazzi lasciati soli davanti al gioco spesso non sono in grado di leggere l’ambientazione in cui questo si svolge cogliendone solo gli aspetti più superficiali o fraintendendone i messaggi

 

Numeri

Da un sondaggio della Associazione Di.Te risulta come il 51% dei ragazzi tra i 15 e i 20 anni arriva a controllare il telefono in media 75 volte al giorno. Il 7% lo fa fino a 110 volte al giorno. Il 79% non può prendersi almeno tre ore al giorno di pausa dal telefono anche di notte.

 

 

 

Teledipendenza 

La TV oggi è divenuta la principale narratrice dei fatti della vita e del mondo. Il principale pericolo della TV non è tanto ciò che fa fare, quanto ciò che impedisce di fare.

I bambini attraverso essa acquisiscono informazioni e immagini, prima di poterle comprendere e interpretare. E’ un’assimilazione passiva che porta alla creazione di stereotipi. 

La risonanza magnetica funzionale ci mostra come il cervello di un bambino esposto alla TV si distingua in modo inconfondibile da quello di un bambino che non la guarda, essendo attivate in maniera del tutto differente sia le zone del cervello che stanno alla base del pensiero logico sia quelle correlate con la creatività. La TV interviene nello sviluppo cognitivo e comportamentale del bambino a prescindere dalla tipologia e dalla qualità dei contenuti che veicola. Ciò significa che i bambini sono influenzati dalla TV solo per il fatto di esserci seduti davanti.

Il nostro cervello può elaborare in un secondo non più di 10 stimoli visivi. Invece i segnali luminosi della TV sono molto più rapidi. Ecco perché non ci accorgiamo dell’accendersi e spegnersi dell’energia luminosa, avendo l’illusione di un’immagine quasi reale e il movimento della stessa.

La rapida sequenza di stimoli luminosi e sonori mantengono eccitati i sensi, mentre il cervello si “spegne” bombardato da infinite sollecitazioni. In questo stato l’emisfero destro del cervello sede dell’attività onirica, dell’immaginazione e dell’intuizione viene invaso.

La correlazione tra movimenti degli occhi e pensiero fa si che ad occhi fermi davanti alla TV il pensiero venga represso e la recettività ai comandi viene ampliata (è il meccanismo della pubblicità). Quindi le informazioni entrano nel subconscio senza essere filtrate perché la presa di coscienza dei dati viene inibita.

Le conseguenze della teledipendenza, quindi, sono:

  • Creazione di pregiudizi
  • Maggiore aggressività
  • Impatto negativo su rendimento scolastico
  • Disturbi del sonno
  • Bassa soddisfazione per la propria vita e/o immagine corporea
  • Stile di vita sedentario

 

Tre sono le possibili evoluzioni:

  • Tele abuso: contemplazione quantitativamente eccessiva della tv esercitata in modo regolare, sistematico e quotidiano
  • Tele fissazione: tendenza alla contemplazione anomala della TV in stanze semibuie, con atteggiamento silenzioso e immobile, da soli o ignorando le persone presenti. La TV diventa ipnotica perché satura i nostri canali sensoriali, creando un sovraccarico che porta ad una alterazione dello stato di coscienza
  • Fissazione anomala: abitudine a guardare la TV mentre si svolgono le altre attività intellettuali. Questo impegna troppo l’emisfero sinistro che fa fatica, quindi, a filtrare i messaggi della TV

 

 

Strategie educative

Come per tutte le altre situazioni che coinvolgono i ragazzi la strategia fondamentale risiede nella costruzione di un dialogo aperto, senza condanne né terrorismi, ma con la possibilità per i ragazzi di confrontarsi, fare domande e nel caso di situazioni difficili potersi rivolgere direttamente ai genitori.

E’ opportuno che i genitori siano bene informati rispetto al mondo virtuale con il quale i figli si rapportano in modo molto fluido e continuativo. 

Alcune indicazioni su come gestire le modalità educative rispetto all’utilizzo di tutti i dispositivi presenti ormai praticamente in ogni casa:

  • Lasciare il meno possibile i ragazzi da soli di fronte agli strumenti tecnologici;
  • Permettere di giocare, collegarsi ad internet a scopo ludico, usare i social ecc… solo dopo aver finito i compiti;
  • Limitare il tempo di utilizzo dei dispositivi, spiegando perché lo si fa ed arrivando ad un accordo comune;
  • Non demonizzare strumenti che anche gli adulti finiscono per utilizzare molto spesso, ma fornire esempi e strumenti per un uso equilibrato e congruo;
  • Non permettere di tardare l’ora di andare al letto per giocare, chattare, stare collegati;
  • Controllare i videogiochi per vedere che non siano troppo violenti ed i contenuti di tutto ciò con cui approcciano i figli (per controllo ci si riferisce a momenti in cui il genitore si mette accanto al proprio figlio e si fa “accompagnare” nel mondo che i ragazzi esplorano ogni giorno); 
  • Organizzare meglio il tempo senza drastiche negazioni dei videogiochi, social ecc, ma incentivando continuamente il figlio a diversificare i suoi interessi;
  • E' necessario creare una cultura all’utilizzo evidenziando anche i fattori positivi. La maturazione cerebrale si completa solo intorno ai 20-21 anni. Nell’adolescente è difficile la valutazione dei rischi, molto variabile l’umore, difficile la gestione delle emozioni, facile l’impulsività e il passaggio all’atto. Molti adolescenti prediligono l’azione alla mentalizzazione, quindi piuttosto che paternali moralistiche che rischiano solo di far chiudere i ragazzi in atteggiamenti difensivi bloccando la comunicazione è preferibile, dando il buon esempio anche con i propri comportamenti, attivare un utile scambio di informazioni;
  • Informare correttamente sui danni eventuali fisici e psicologici derivanti dall’abuso e dall’esposizione prolungata. Non si deve arrivare all’embargo (altamente sconsigliabile) ma ad una presa di coscienza da parte del ragazzo dei rischi e dei vantaggi in modo che possa fare le sue scelte in modo consapevole.

 

Fattori familiari di protezione

  • Attaccamento sicuro e sano tra genitori e figli;
  • Ascolto attento e partecipe e supervisione genitoriale;
  • Autorevolezza e disciplina efficace (rapporto gerarchico e non paritario);
  • Genitorialità supportiva (lasciare le porte aperte ai figli significa vivere in un ambiente dove non ci siano tabù, argomenti intoccabili, segreti e dove, invece, si diano continui esempi della cultura della condivisione come “gioco di squadra” con il rispetto dei diversi componenti, dei ruoli e degli spazi).

 

 

 

Bibliografia 

  • Cantelmi T., Lambiase E. (2015). Schiavi del sesso. Sesso patologico, eccessi, dipendenza e tecno sex, Alpes
  •  Cantelmi T., Del Miglio C. , Talli, M., D'Andrea, A.,(2000) La mente in internet. Psicopatologia delle condotte on-line, Piccin, Padova
  • Cantelmi T., Toro M.B. e Talli M.,(2011) Avatar, Psicopatologia delle condotte on-line (Edizioni scientifiche Ma.Gi. srl)
  • Lavenia G.,(2018) Le dipendenze tecnologiche, Giunti Editore, Firenze 
  • Griffiths M.D., (1997), Psychology of computer use, XLIII some comment on “Addictive use of the Internet”, by Young, Psychological Reports, 80,81-82
  • Clerc O., (2010) La rana che finì cotta senza accorgersene e altre lezioni di vita, Bompiani

 

 

Dott.ssa Francesca Ancidei Psicologa dell’età evolutiva, Psicoterapeuta sistemico – relazionale e familiare, Terapeuta EMDR, esperta in adozioni nazionali ed internazionali e in psicotraumatologia dell’infanzia e dell’adolescenza.

 

Data di pubblicazione: 
Lunedì, Ottobre 28, 2019

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