Autore: 
Monica Nobile

 

L'adolescenza è una fase della vita che ha inizio a partire dalla pubertà - il periodo caratterizzato dal completamento dello sviluppo sessuale dal punto di vista riproduttivo - e dura fino al completo sviluppo fisico, che coincide con l'età adulta. È molto difficile individuare una datazione precisa, poiché si tratta di uno sviluppo  fortemente influenzato sia dalle componenti corporee soggettive, sia da quelle relazionali, familiari, sociali e culturali.

Nella società odierna i ragazzi, già dalla preadolescenza, sono fortemente condizionati dall’uso dei social che propongono immagini e video a carattere sessuale, vengono sollecitati da un vortice di immagini e contenuti sessuali nel quale sono immersi e del quale in parte sono essi stessi gli artefici.

Da questo fenomeno, che incide sulle loro esperienze, e da una serie di fattori sociali e culturali, deriva una  precocità nell’esperienza sessuale rispetto a generazioni precedenti. 

In generale  lo sviluppo puberale avviene con differenti implicazioni tra ragazze e ragazzi. Evento principale dello sviluppo femminile è il ciclo mestruale che comporta un significativo impatto psicologico, così come lo sviluppo del seno, parte del corpo connotata da punto di vista sessuale. Nei maschi lo sviluppo si manifesta con una maggiore crescita in altezza e massa muscolare, la comparsa della barba, la crescita di peli che iniziano a coprire diverse parti del corpo, il timbro della voce che si abbassa.

Il confronto con i pari non è sempre facile perché esistono tempi di maturazione fisica molto diversi; l'adolescente si sente a disagio se matura prima dei coetanei ma anche se, all'interno della compagnia, è tra gli ultimi a mostrare i segni della crescita.

Le ragazze attendono, spesso con apprensione, i cambiamenti di un corpo che assume via via le fattezze della donna adulta, i ragazzi sono molto attenti alla crescita dei genitali, segno concreto della conquistata virilità.

Si tratta di cambiamenti oggetto di discussione e confronto tra coetanei, che possono generare senso di inadeguatezza, forti ansie, malesseri e inquietudini nel modo di vivere il proprio corpo. Prima che questa fase di sviluppo si concluda gli adolescenti sono impegnati nella ricerca di una nuova armonia, nella ridefinizione  del rapporto con il proprio corpo e e nel consolidamento della propria identità di genere.

Mi confida un ragazzo che il suo problema è l’altezza, che i compagni gli affibbiano nomignoli come nano o tappo e che questo questo gli ha provocato un allontanamento da loro e un senso di solitudine. Mi dice, sconfortato, che non potrà mai piacere a una ragazza e si ripropone di andare in palestra a fare pesi per irrobustirsi e assumere un aspetto più vigoroso. 

La sessualità rappresenta un tema verso cui l’adolescente prova attrazione e al tempo stesso insicurezza e agitazione. Tale alternanza si traduce in comportamenti talvolta audaci e nella sperimentazione di esperienze molto coinvolgenti che creano turbamenti e confusione. La crescita fisica porta così alla ricerca dell’emancipazione dai genitori alternata a momenti di regressione, rappresentati da comportamenti infantili e dal desiderio di ritorno all’ambiente rassicurante della famiglia.

Il comportamento sessuale, d’altro canto, può svolgere una funzione di   rassicurazione della propria identità e una modalità di affermazione nella relazione con gli altri.

Mi racconta una ragazza che si sente confusa e impreparata, che secondo lei le sue amiche sono molto più informate ma che non vuole far loro delle domande per non sembrare quella scema e ingenua. Mi racconta che alle feste quelle più sviluppate hanno successo con i ragazzi che le toccano dappertutto e che anche lei vorrebbe essere desiderata ma che certe scene le fanno schifo.

In questo senso la sessualità è un banco di prova per ragazze e ragazzi, che rispondono a sollecitazioni fisiche, a condizionamenti sociali e culturali, a modelli educativi proposti, dalla famiglia in primis, ma più in generale dall’ambiente di vita in cui essi vivono.

Ruolo importante svolto dagli adulti è quello di una corretta informazione e di una disponibilità ad un dialogo intimo che consenta di chiarire dubbi e paure, sviluppando sicurezza e chiarezza necessarie al percorso di ricerca e di approccio positivo alla sessualità.

Mi racconta una madre “Teneva la porta rigorosamente chiusa con il caldo infernale che c'era, sapevo che voleva essere libero di masturbarsi quando voleva – ne trovavo le tracce quando gli rifacevo il letto - e chiaramente io non lo dovevo vedere. In quella sua fase di scoperta avrei  voluto che si confidasse con me, desideravo potergli dare informazioni e spiegazioni importanti, ma lui metteva un muro. Il dialogo con lui è sempre un po’ a spot e soprattutto si dialoga quando vuole lui. Se non c'è verso non c'è.” 

Molto frequentemente le fantasie sessuali vengono vissute come trasgressive e a queste sono frequentemente associati sentimenti di ansia e senso di colpa. La masturbazione svolge una duplice funzione, sia sostitutiva che preparativa nei riguardi delle esperienze sessuali successive. Spesso i ragazzi e  le ragazze affrontano in maniera diversa questa esperienza.

Per i ragazzi la conoscenza in merito alla masturbazione proviene generalmente dal gruppo dei pari e può essere condivisa, mentre per le ragazze il comportamento masturbatorio è vissuto come personale e più raramente ne parlano in gruppo.

In generale, comunque, gli adolescenti preferiscono procurarsi autonomamente le informazioni relative ad un tema così delicato e ancora, almeno nel nostro paese, spesso percepito come argomento da non trattare con gli adulti.

Anche se i figli scelgono di tacere, è importante che i genitori si dimostrino aperti e disponibili, che in casa si parli - non necessariamente in modo stretto e diretto - di questioni legate alla sessualità così come si parla di altro, affinché non passi il messaggio che l’argomento è scabroso e diventi un tabù. 

Può essere utile che i genitori concordino il ruolo da assumere e definiscano gli argomenti da trattare tra padre e figlio e madre e figlia. L’appartenenza allo stesso genere, infatti, può più facilmente creare l’intimità e favorire uno scambio di confidenze, dove il genitore stesso può raccontarsi e far riferimento alle sue prime esperienze di crescita sessuale.

Mi rivela un padre “Un pomeriggio che eravamo soli io e lui gli ho raccontato di quando mi sono innamorato di sua madre e di quando le ho dato il mio primo bacio. Lui era molto attento ma a un certo punto mi ha interrotto ed è passato ad altro, come se scoprire che anche noi genitori abbiamo vissuto le nostre esperienze sessuali lo imbarazzasse e quasi lo infastidisse. Poi però, nel tempo, ha avuto più coraggio di farmi delle domande e di confidarsi, anche se prendendola molto alla larga.

I genitori possono anche proporre di guardare insieme dei film che trattino il tema dell’amore e che propongano scene erotiche, scegliendo quelli che ben si distinguono dalla pornografia e che offrono immagini sulla sessualità in modo delicato.

Fondamentale è che le considerazioni sulla sessualità siano accompagnate dalla riflessione sull’affettività, in modo da evitare che i ragazzi  intendano la sessualità come una serie di atti meramente meccanici, ma comprendano e vivano impulsi e desideri all’interno di una cornice che colloca l’impulso fisico in un contesto più ampio e ricco di riferimenti ai sentimenti personali. Integrare l’esperienza corporea con quella affettiva consente di aiutare i ragazzi a non vivere le loro esperienze come trasgressive e cariche di sensi di colpa, né come un obbligo cui assolvere per sentirsi normali e al passo con i coetanei. Ciò che l’adulto può contribuire a conquistare è la consapevolezza dei propri sentimenti e dei propri ritmi, prevenendo esperienze affrettate o addirittura traumatiche.

Va ricordato che un’esperienza chiave durante l’adolescenza è l’innamoramento, momento di passaggio dagli amori intrafamiliari a quelli extrafamiliari, vissuto frequentemente come esperienza totalizzante. In questa fase è molto importante che la presenza dell’adulto sia discreta, non invadente e non investigativa. Si può essere semplicemente presenti, trasmettere la propria disponibilità evitando, con le troppe domande, che i figli si rifugino nell’isolamento.

Come già descritto, anche se i ragazzi mostrano disinteresse o vero rifiuto verso conversazioni sui loro vissuti, si possono trovare occasioni per parlarne, con toni lievi, evitando di metterli alle strette e di creare situazioni che risultino troppo assillanti e vissute come troppo dirette. Può essere molto importante, inoltre, che la famiglia goda di rapporti più allargati; spesso un figlio può prediligere altre figure rispetto ai genitori, con cui instaurare un rapporto di confidenza, un parente o  un amico di famiglia possono rappresentare risorse preziose.

Anche il medico di base o una figura professionale specifica del consultorio  possono svolgere un ruolo fondamentale, poiché possono fornire, con un linguaggio più tecnico e meno connotato da implicazioni affettive, informazioni sulla contraccezione e sui comportamenti sessuali consapevoli. Spesso per i ragazzi è più semplice chiedere informazioni e approfondimenti a questo tipo di figure che non al genitore che riveste per loro un ruolo più complicato.

Anche se la maggioranza dei ragazzi conosce la funzione del preservativo, può succedere che non venga usato. Le giustificazioni principalmente avanzate circa il non utilizzo di contraccettivi riguardano il timore che il rapporto perda di spontaneità, che possa interferire con il piacere, che l’acquisto del preservativo comporti imbarazzo. Va inoltre tenuta in considerazione la tendenza adolescenziale all’onnipotenza, in questo caso l’incolumità strettamente legata al concetto di percezione del rischio, che non viene considerato elevato nei termini di rischio personale. 

La maggiore disinvoltura con cui oggi gli argomenti sulla sessualità vengono trattati può portare a pensare che i giovani siano più preparati e consapevoli rispetto alle loro esperienze. Tuttavia i messaggi che i ragazzi ricevono costantemente sono spesso caratterizzati da superficialità e scarsa correttezza e possono dare origine a problematiche e comportamenti disfunzionali. Il rischio è che i giovani vivano le loro prime esperienze in modo non positivo e non consapevole e che questo costituisca un imprinting che condiziona le esperienze successive, nella qualità delle relazioni amorose e nelle modalità di stabilire legami sessuali e affettivi.

Ecco perché genitori e educatori possono svolgere un ruolo importante, sostenendo ragazze e ragazzi affinché le esperienze sessuali non siano eccessivamente precoci e avvengano in sintonia con i tempi della maturazione emotivo-affettiva.

Non ultimo per importanza è l’accompagnamento dei figli affinché sviluppino un rapporto sufficientemente positivo con il proprio corpo. Accompagnamento che può concretizzarsi con il dialogo, con l’incoraggiamento ad intraprendere attività come lo sport non competitivo, il teatro, la danza. Esperienze che consentano ai ragazzi di trovare armonia e sintonia con il loro corpo in una rapporto di cura e di concordanza tra la dimensione fisica e quella emotiva. É altresì fondamentale svolgere un ruolo di contenimento e di accompagnamento rispetto all’esposizione al mondo digitale; l'incisività e l'invadenza delle immagini della rete e la precocità di esposizione, attribuiscono infatti alla pornografia il ruolo di modello di riferimento proprio nel momento in cui vengono agite le prime esperienze. La capacità del genitore di porsi in ascolto e mostrarsi disponibile al dialogo può favorire la possibilità per il figlio di confrontarsi e di elaborare in forma corretta i messaggi che riceve da un mondo mediatico che esibisce la sessualità in forma scorretta e distorta.

Nelle famiglie adottive il tema della sessualità può comportare un significativo nesso con la storia dei figli. Si tratta infatti di un esperienza condizionata dalle dinamiche di attaccamento della prima infanzia, che possono comportare un’ulteriore complessità, nella ricerca identitaria e nella conquista di armonia nello sviluppo emotivo e affettivo, in sintonia con quello sessuale.

Le ferite vissute  in epoca infantile e in particolare nel rapporto di attaccamento alle figure significative, possono ostacolare un armonioso sviluppo psico-sessuale. E ancora, l’aver vissuto precocemente situazioni di promiscuità o l’aver subito maltrattamenti o abusi, fa riemergere in adolescenza la complessa conquista di serenità nelle relazioni e nel confronto con l’altro genere.

Mi spiega una madre adottiva che nutre una forte apprensione per la figlia quattordicenne. É arrivata in famiglia a 6 anni e i suoi genitori l’hanno supportata molto per rafforzare la sua bassa autostima. "Pur di piacere è disposta a qualsiasi cosa e io ho tanta paura che i ragazzi possano approfittare di lei e portarla a fare cose che in realtà non desidera."

É un tema scottante questo ed implica un percorso di consapevolezza del proprio corpo e dei propri desideri. Saper dire di no comporta infatti chiarezza e capacità di ascoltarsi, non così scontate in giovane età.

Mi spiega una madre adottiva che il figlio, arrivato in famiglia a undici anni, è stato con lei molto aggressivo e negativo durante le prime fasi della loro relazione. "Mi insultava spesso chiamandomi puttana e mi giudicava per il mio abbigliamento o per il mio modo di comportarmi. Quando ha cominciato a frequentare le ragazze le trattava con poco rispetto, voleva imporsi su di loro, le controllava e le assillava per un nonnulla. Se arrivavano in ritardo, o non rispondevano subito al telefono, o se frequentavano altri ragazzi, andava su tutte le furie."

Riparare le ferite originarie, rielaborare modelli acquisiti nel passato, richiede in questi casi un paziente lavoro, talvolta da intraprendere con professionisti esperti, ma anche proponendo costantemente un modello di rispetto e di genuino amore tra i genitori adottivi.

Offrire ai figli, nella vita quotidiana, un’immagine diversa da quella vissuta durante l’infanzia può, infatti, avere un forte impatto nell’elaborazione del modello di uomo e di donna e di relazione tra i due sessi.

Una madre mi spiega che la figlia, adottata all’età di otto anni, aveva già da allora movenze e atteggiamenti molto seduttivi. Nell’età dello sviluppo usava un trucco pesante e un abbigliamento molto provocante. La madre mi racconta: “Andavamo insieme a fare shopping, era molto faticoso perché lei sceglieva sempre abiti molto succinti e scarpe con il tacco alto. Passavamo ore a discutere e io dovevo trovare il modo di non sembrarle bacchettona cercando al tempo stesso di sviluppare in lei il gusto estetico, la capacità di osservarsi allo specchio e di ricercare una forma armoniosa nella cura della sua immagine. É stato molto impegnativo ma un poco alla volta siamo riuscite, cogliendo l’occasione nella scelta dell’abbigliamento, per parlare anche di molto altro e per trovare un giusto compromesso. Superata la prima fase adolescenziale, ora è molto più semplice nel vestirsi e molto più consapevole del proprio corpo e del modo di rappresentarsi.

Saper stabilire una complicità con la figlia ha consentito alla madre di aiutarla a guardarsi allo specchio, inteso non solo come riflesso della propria immagine ma come metafora della ricerca identitaria, testimone delle trasformazioni che traghettano verso l’età adulta e che richiedono la conquista – talvolta molto impegnativa - di armonia tra corpo, mente e cuore.

Una madre mi spiega che la figlia, crescendo, ha sviluppato una forte preoccupazione rispetto al tempo in cui dovrà spiegare il suo passato traumatico al suo futuro fidanzato.

Mi racconta che da piccola vedeva "i maschi come migliori e prediligeva nettamente la loro compagnia, probabilmente a causa del vissuto in istituto dove i grandi avevano sempre la meglio sui piccoli e sulle femmine. Mentre adesso, da adolescente la interessano da un punto di vista estetico, nota i muscoli, la forza, la potenza, l'atteggiamento, ma sta cominciando a notare anche i punti deboli di alcuni, il fatto che siano molto insicuri o talvolta più interessati al look di quanto non lo sia lei, e questo le sembra un aspetto "femminile"  non apprezzabile in un maschio."

Rispetto alla sua crescita puberale la madre riflette sul fatto che la figlia non sembra ancora pronta, "sembra ancora molto legata all'infanzia" – mi spiega  "e mi dice che lei vuole restare sempre bambina, la nostra bambina. E' come se la sua affettività trovasse soddisfazione per ora solo nel rapporto con genitori e familiari. Riesce ad essere contemporaneamente una bambina piccola e una teen-ager che reclama la sua autonomia."

Accompagnare i figli nella loro crescita richiede una presenza costante e la capacità di cogliere, anche nella semplicità del quotidiano, occasioni di un ascolto e di un dialogo che non devono mai interrompersi. Nell’alternanza tra istanze di emancipazione e regressioni verso una più rassicurante età infantile, il difficile compito dei genitori è quello di accogliere e incoraggiare, aiutando i figli a crescere e nel contempo a superare paure e inquietudini derivanti da un passato difficile. É un compito impegnativo che richiede anche una solidità della coppia, all’interno della quale i genitori possano esercitare un armonico lavoro di squadra o, quando questo non è possibile, sappiano superare le conflittualità di coppia e continuare ad essere genitori e sicuri punti di riferimento. Fondamentale è anche allargare la cerchia familiare e saper attingere dalle risorse della comunità educante, composta da esperti, educatori, adulti empatici, per offrire ai ragazzi esperienze positive nelle relazioni e nella crescita emotiva ed affettiva.

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Data di pubblicazione: 
Domenica, Febbraio 5, 2023

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