Autore: 
Sara Leo

Il binomio adozione e famiglia allargata è fatto di accoglienza, nascita e legami che si stringono e crescono, forti. 

Quando nasce una famiglia, da quando prende forma il desiderio, a quando avviene l'incontro e poi, giorno dopo giorno, la figura dei nonni, come anche quella degli zii e della famiglia allargata, tutta, ha un ruolo fondamentale. Sta accanto alla nuova famiglia, la sostiene, la incoraggia, le tende la mano, l'abbraccia e accoglie storie, sguardi, emozioni. 

Di famiglia allargata e di nonnità se ne parla nel libro di Francesca Mineo, “Adozione. Una famiglia che nasce”, Ed. San Paolo; una lettura ricca di consigli pratici, dall’annuncio al “dopo” l’adozione a misura di nonni. 

E’ un libro che si sviluppa lungo un filo cronologico, accompagnando il lettore, futuri nonni adottivi e non, nel cammino, tra emozioni e domande, con tono scherzoso e con pagine di approfondimento. – ci ha raccontato l'autrice, nonchè giornalista e mamma adottiva  – All’interno, i contributi degli esperti offrono chiavi di lettura interessanti per comprendere meglio l’adozione, in particolare quella internazionale”.

Nipoti come gli altri, sì.

Bimbi come gli altri, no.

…la notizia non sarà: «Tra 9 mesi sarete nonni», bensì: «Abbiamo deciso di adottare un bambino: sarete finalmente nonni!». Quando, non si sa. Un’affermazione meravigliosa che porta con sé un carico di commozione, in primis nei vostri figli, certamente anche in voi che, è probabile, starete già fantasticando di un bambino piccolo, paffutello, magari con la pelle ambrata o scura, con gli occhi un po’ tristi ma con le braccia protese verso di voi, pronto a farsi prendere in braccio. Ecco: cancellate questa immagine dalla mente.

Francesca Mineo parla ai futuri nonni con toni realistici, seppur leggeri, perché è importante che sappiano chi sono i bambini che diventano figli con l’adozione e dello zainetto carico di emozioni, vissuti, storie, spesso difficili, che portano. Non solo, ci sarà un’attesa lunga, a volte molto lunga e quel tempo vuoto da riempire e poi quel nipote che, finalmente, arriverà e che, magari, non si farà avvicinare da subito e che, guardandolo, non avrà alcuna somiglianza famigliare.

Nel libro, i nonni vengono guidati nel guardare dentro l’adozione, per divenire accompagnatori consapevoli dei propri figli, nel viaggio in cui diventeranno mamma e papà e, loro, protagonisti nella giusta misura, della famiglia che nasce.

<<Anche i nonni devono dire sì>>

La procedura adottiva prevede che i futuri nonni esprimano il loro parere all’adozione, anche se, nel caso in cui esso sia negativo, non è vincolante al fine dell’idoneità della coppia.

Perché il Tribunale dei minorenni richiede questo consenso?

Il libro spiega in modo molto semplice che, non solo i nipoti entreranno nell’asse ereditario dei nonni, ma, soprattutto, che i bambini hanno diritto ad avere una famiglia accogliente e che questa, va intesa in senso allargato. Per questo, è importante che, in caso di mancato assenso, la coppia ne parli durante i colloqui con l’equipe adozioni, per approfondire e capire.

Nonni, custodi della storia di famiglia

Francesca Mineo ci ha parlato dei nonni come di una risorsa concreta. “Per esempio, quando i bimbi si confidano con loro, o quando, nella loro sofferenza di non ricordare, sono i nonni a parlare di quel tempo che è stato, raccontando aneddoti che riguardano i loro genitori quando erano piccoli”. A questo proposito, anche la psicologa Romina Ortolani, nel libro, spiega:

 «Collocare mamma e papà in quel ruolo serve ai bambini per ricostruire il loro personale ruolo di figli. Saper trasmettere il valore della storia dà significato al presente: fa capire ai nipoti che anche loro possono essere liberi di raccontarsi».

I racconti sono importanti, ma è bene avere qualche accorgimento. Infatti, è necessario che i nonni conoscano la storia di abbandono dei propri nipoti, per evitare di raccontare episodi o mostrare fotografie che possono attivare emozioni forti. Poi, ci possono quelle domande a cui non si sa rispondere e allora, prendere tempo per parlarne, poi, insieme a mamma e papà, può essere una buona strategia per accogliere quell’interrogativo più delicato.

La narrazione si conferma ancora una volta uno strumento importantissimo che apre le porte, creando appartenenza, costruendo legami e nuove, possibili e meravigliose trame.

Data di pubblicazione: 
Mercoledì, Aprile 10, 2019

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Anna Guerrieri e Francesco Marchianò
Stefania Lorenzini, Ricercatrice e docente di Pedagogia Interculturale presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione “Giovanni Maria Bertin” dell’Università degli Studi di Bologna.
Dott. Corrado Randazzo, psicologo, psicoterapeuta - Dott.ssa Fabrizia Strangio, psicologa
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