Autore: 
Antonella Avanzini

Atena-Minerva.

Dea dagli occhi brillanti. È venerata tra le grandi divinità nella sua qualità di dea-guerriero, come dea delle arti, della pace e come dea dall’intelligenza prudente.

(Irene Battaglini 2018)

Penso a questa breve presentazione del libro di Monya Ferritti “Il corpo estraneo”, sottotitolo “Dentro le ideologie e i pregiudizi sull’adozione”, e mi viene alla mente l'immagine dell’autrice nelle vesti di Atena-Minerva. Perché sviluppando il libro davvero assume un ruolo narrativo e di contenuto molto difficile, ma lo fa come una grande dea che guarda dall’alto dell’Olimpo il mondo dell’adozione e dei rapporti che essa ha nella e con la società (e perché no, anche un po’ proprio dall’alto in basso, consapevole della sua grande esperienza!).

Lo fa con le qualità attribuitele. Usando le arti della guerra, non si sottrae al lancio di strali; ma promuove anche pensieri di pace, consapevole che solo la ricerca continua del dialogo e del benessere proprio e altrui è generatore della nostra vera natura umana; usa intelligenza e prudenza nel non andare mai oltre rivelando un definitivo giudizio su di se e sugli altri protagonisti centrali e ultimi del mondo adottivo: genitori e figli.

Nella famiglia che genera c’è il segreto dell’evoluzione dell’essere umano; quando pensiamo che può esistere famiglia che partecipa di questa evoluzione, ma non genera direttamente un altro essere umano, pare avvenire un corto circuito che sollecita in vario modo le persone e la società.

In questo libro Ferritti ci accompagna per mano rassicurandoci sul fatto che una famiglia che comprende figli che sono stati adottati, può davvero partecipare al corso della storia del genere umano con buona pace e buona vita di genitori e figli, che a queste famiglie appartengono. Pagina dopo pagina si disfano i nodi del mondo adottivo e si recupera l’essenza di ciò che significa veramente, profondamente, l’istituto dell’adozione. Si recupera camminando in sentieri che l’autrice ci svela pagina dopo pagina attraverso intricata vegetazione, arrivando alla meta del peregrinare che è la certezza che famiglia per adozione si può essere. Senza se e senza ma.

Con tono fermo, ma sempre rispettoso, mette nella giusta prospettiva molta della letteratura e dell’agire di tanti personaggi e personalità che sono stati e vogliono essere “influencer” nel mondo adottivo, in Italia e non solo. Non lesina i suoi dardi anche nei confronti del mondo organizzato delle famiglie adottive, per le quali lei stessa molto ha lavorato e profuso energie e fatiche.

Ma per me, genitore in una famiglia che è famiglia per adozione, questo libro ha aperto il cuore. Perché è un libro che mentre pare demolire invece costruisce, costruisce grande solidità. Costruisce le fondamenta del pensiero: potrò essere padre, madre, figlio, figlia, al di fuori delle regole della genetica. E lo fa per me genitore, ma soprattutto lo fa per i bambini, gli uomini, le donne che sono stati adottati e che lo saranno.

In questo libro Monya Ferritti ci dona molto di sé, del suo sentire e anche del suo essere. Ci regala la sua esperienza, per quello che ha fatto ma soprattutto per quello che è. Per cui non fatevi scappare nel finale del libro, la definitiva consapevolezza che quando si nasce, non è la cicogna, non è un cavolo che ci creano, ma sono sempre due genitori . Un libro che va letto, perché le chiavi di lettura che ci regala sono indispensabili per chi di adozione vive. Malgrado tutto. Grazie a tutto.

 

 

E' possibile acquistare il libro online a questo link

 

Data di pubblicazione: 
Mercoledì, Novembre 27, 2019

Condividi questo articolo

Articoli sull'argomento

Stefania Lorenzini, Ricercatrice e docente di Pedagogia Interculturale presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione “Giovanni Maria Bertin” dell’Università degli Studi di Bologna.