Autore: 
Monica Nobile, pedagogista, tutor dell’apprendimento, counselor

In altri articoli di questa rubrica si è trattato spesso il tema del bisogno di indipendenza degli adolescenti. Nella loro fase di crescita desiderano provare a fare da soli, prendere distanza dai genitori e sperimentare la loro capacità di indipendenza. Non si tratta di un processo lineare ma di una sorta di andirivieni, dal gusto di decidere da soli al bisogno di essere rassicurati dagli adulti. In questa ambivalenza tra distanza - talvolta opposizione - dai genitori e ancora bisogno di rassicurante senso di appartenenza alla famiglia, si colloca il tema delle vacanze estive. Tre mesi di chiusura delle scuole portano alla non semplice organizzazione del loro tempo libero: i genitori si preoccupano che l'estate non si risolva nel dormire fino a mezzogiorno, bighellonare il pomeriggio e sperimentare le serate, spesso nella sfida del superamento dei limiti e nella contrattazione sull'ora del rientro a casa.

I tentativi di stabilire il tempo da dedicare all'aiuto in casa o - impresa ancor più faticosa - di studiare e dedicarsi ai compiti delle vacanze, aprono a discussioni e litigi davvero molto impegnativi. Si cominciano così a ipotizzare altre diverse possibilità: trovare un lavoretto estivo, impegnarsi in un'attività di volontariato, tenersi occupati a un centro estivo come aiuto-animatore. Nei casi fortunati si riesce a organizzare che i ragazzi partano insieme a famiglie di amici o che accettino di partecipare a campi estivi o viaggi organizzati e pensati per giovani della loro età. Resta, per tutti, il desiderio di trascorrere una vacanza insieme, per ritrovare il piacere di vivere in modo armonico e divertente il tempo della famiglia e recuperare una serenità talvolta minata durante l'anno scolastico.

Scegliere come e dove ritrovare uno spazio che accontenti tutti non è semplice: è una scelta che riporta a tutte le contraddizioni e le ambivalenze della famiglia adolescente.

C'è il desiderio di potersi godere, almeno per qualche giorno, il piacere di divertirsi insieme ma c'è anche l'ansia che ritrovarsi in un tempo prolungato da condividere tra genitori e figli possa causare ripetute situazioni di malessere e di incomprensione.

Le vacanze possono essere momenti buoni dove fare provvista di un benessere prezioso per affrontare, poi, la vita di tutti i giorni con rinnovata serenità. Per questo credo sia importante riflettere sulle diverse possibilità, per organizzarsi al meglio, cercando di trovare il giusto equilibrio tra esigenze e stati d'animo tanto diversi nelle famiglie con figli adolescenti.

Certo non voglio generalizzare, ma mi è capitato più di qualche volta di incontrare genitori al rientro dalle vacanze stanchi, esasperati, provati dai sabotaggi, convinti che per un qualche motivo, i figli si impegnino a rovinare progetti di svago e di riposo trasformandoli in faticose prove di resistenza.

Lo scorso anno, Andrea, sedici anni, è andato in vacanza in Sardegna con i suoi genitori. Il programma prevedeva quindici giorni di spiagge, mare, gite in barca, sport acquatici. Dal primo giorno Andrea si è sistemato in auto, con la sua musica e le sue cuffie, sedili abbassati per poter stare semisdraiato e copertura del parabrezza per difendersi dal sole.

Ha trascorso così le sue quattordici giornate di vacanza, usciva dall'auto solo per mangiare e per trascorrere la notte a letto, dormiva fino a mezzogiorno, mangiava in piedi direttamente dal frigo e tornava in auto.

Maria, diciassette anni, è partita due giorni fa con la madre, il fratello, la zia, i cugini. Destinazione Sicilia, per un viaggio tra arte e mare. Quando le ho chiesto se fosse contenta di partire mi ha guardata di traverso. <<Ovviamente no, mi annoierò a morte e litigherò tutti i giorni con mia madre>>.

Ester, sedicenne, l'anno scorso è andata con la famiglia in montagna, per un giro di rifugi in alta quota, un tempo le piaceva tanto. Il padre ha scoperto solo all'arrivo che la figlia si era portata soltanto un paio di scarpe con il tacco e un paio di zoccoli. <<Se vi piace tanto sudare in salita fate pure...>>.

Credo che portarsi i figli adolescenti in vacanza possa essere un azzardo. Credo sia un azzardo anche partire senza di loro e lasciarli in quella che loro definiscono casa libera. Non c'è, ahimè, una soluzione magica ma si può provare a riflettere su qualche strategia utile. Si può valutare insieme il tipo di vacanza, lasciando ai figli la possibilità di scegliere e di proporre, così che il viaggio non diventi un qualcosa di subito ma piuttosto un progetto condiviso, dove poter partecipare attivamente già nella fase dei preparativi. Può essere utile, talvolta, invitare un amico o un'amica, così che sia meno stretta la relazione genitori/figli e si possa contare su un gruppo più allargato, che il figlio si senta meno accerchiato dai genitori e abbia maggiori possibilità di trascorrere il tempo con un coetaneo.

A volte, penso, occorre valutare il tempo della vacanza. Forse può aumentare la possibilità di successo, pianificare un viaggio di una settimana, piuttosto che due o addirittura tre, che richiedono una tenuta dell'equilibrio familiare più impegnativa.

Credo che accettazione e ridimensionamento possano essere parole chiave.

I ragazzi hanno i loro interessi, le loro curiosità, il desiderio di ampliare il loro orizzonte. Non è detto che, da adolescenti, vogliano farlo insieme ai genitori. Accettiamo che per una fase della loro vita ci possano considerare compagnie noiose, non facciamone una malattia, è una fase che quasi sempre passa. Accettiamo che stendano il loro asciugamano a una distanza di sicurezza da noi, alleggeriamo con un po' di sana ironia il loro seguirci di malavoglia in gita, non diamo troppo peso alla loro distrazione davanti a un'opera d'arte o a un paesaggio mozzafiato. Cerchiamo di trovare almeno un momento della giornata che faccia contenti tutti, senza troppe pretese e per il solo gusto di stare bene insieme; una pizza, un gelato, una bibita a bordo piscina., una nuotata di notte, un giro in bicicletta.

Cerchiamo di ridimensionare le nostre aspettative ricordando che le maratone artistiche o le salite ripide possono sembrare attraenti per noi ma non necessariamente per loro.

Non condivido l'opinione diffusa che gli adolescenti non siano interessati a nulla, in molte occasioni ho avuto modo di verificare che nel giusto contesto e all'interno di percorsi educativi pensati per loro, i ragazzi sanno apprezzare la cultura e la natura. Credo, tuttavia, che talvolta, alla loro età, predomini l'interesse e una curiosità che può essere totalizzante, verso altri aspetti. Sono le emozioni e le relazioni tra pari che spesso prendono il sopravvento, poiché c'è un bisogno, nella crescita, di scoprire la propria identità, di specchiarsi negli altri per scovare qualcosa di importante su se stessi, di esplorare territori ancora poco noti, assaporando intensamente l'amicizia, l'amore, le emozioni che sgorgano nella relazione con i loro pari.

Possiamo rispettare questi loro importanti bisogni e farci un po' da parte, accettare di essere un po' antichi, un po' quelli che non possono capire, adulti pur sempre amati ma, per un momento, messi da parte rispetto al loro sentire e dal loro vivere.

Forse anche i genitori potrebbero prendere in considerazione il fatto di vivere una fase della famiglia dove i rispettivi ruoli portano a desideri, bisogni, modi di stare, diversi e lontani.

Ecco che allora, quando la situazione lo consente, possiamo sancire il diritto dei genitori al riposo. Se si può lasciamo per qualche giorno i figli a casa, organizziamo che un vicino, un parente, un amico passi a trovarli in diversi momenti della giornata e si assicuri che tutto sia più o meno a posto. Approfittiamone per vivere qualche giorno di vacanza per soli adulti, dedicando uno spazio prezioso alla relazione di coppia. Il prezzo da pagare potrà essere, al ritorno, la cucina sottosopra e un grande disordine in casa, la dispensa vuota, una catasta di piatti da lavare, tracce di giornate trascorse senza le abituali regole.

I ragazzi avranno comunque sperimentato un assaggio di indipendenza e la nostra fiducia potrà costituire un tassello importante nella relazione con loro.

Ciascuno conosce i propri figli e sa se può o meno intraprendere questa strada...può valerne la pena.

 

 

La nostra associazione organizza attività dedicate alla famiglia adottiva e a chi intende avvicinarsi al mondo dell'adozione. Organizziamo conferenze e incontri dedicati ai temi a noi cari e molte attività dedicate ai soci.

Se lo desideri puoi diventare socio iscrivendoti presso le nostre sedi territoriali: cerca qui la nostra sede più vicina a te.

Puoi vedere tutti i nostri eventi in programma (anche eventi online) seguendo questo link

Data di pubblicazione: 
Lunedì, Luglio 17, 2023

Condividi questo articolo

Articoli sull'argomento

Monica Nobile – pedagogista, tutor dell’apprendimento, counselor.
Antonella Avanzini
Sonia Oppici
Marina Zulian
Sonia Oppici
Monica Nobile – pedagogista, tutor dell’apprendimento, counselor.
Monica Nobile - pedagogista, tutor dell’apprendimento, counselor
Monica Nobile – pedagogista, tutor dell’apprendimento, counselor.