Autore: 
Erika Delvento

Incontro Hellen a scuola dove lavoro come Operatrice per l'Autonomia e la Comunicazione, come Oepac per dirla più velocemente. 

Hellen a scuola è una scintilla. Si respira e si tocca il mare, talvolta tumultuoso, che le scorre dentro. Freme, si alza, cambia di posto. Forse ama o è stata allenata, forse obbligata, a cambiare le prospettive. Ed io, sedutale accanto, mi chiedo se questo continuo trasformare il punto di  vista potremmo impararlo da lei. Di tutto ciò, invece, spesso rimane per noi adulti soltanto il disordine. Ordine e disordine. Gli occhi degli altri la guardano. E guardano noi. Che fare?

Hellen non si comporta con tutti nello stesso modo. Così come non tutti noi membri della comunità educante ci comportiamo allo stesso modo con lei. Fin qui nulla di strano, direte. 

Hellen ha capacità da cecchino, ascolta anche quando non sembra, indaffarata in altri impicci, prende la mira e colpisce proprio lì, al cuore delle cose e delle persone. Come se non avesse tempo, ma intuito, quello fin troppo. Sa dove spingersi e con chi e se decide di farlo, lo fa strenuamente, con tutta se stessa, fino in fondo. Disarma, lascia senza parole o aizza gli animi, “Ragazziii!” grida cercando di trascinare i compagni. Talvolta solo un urlo ben piazzato l’arresta. Ma ogni azione ha sempre una reazione. "Ha urlato come una mamma" mi dice allora Hellen. "E' la prima volta che urlo così forte", rispondo io. "Perché non è mamma, è solo zia", puntualizza cogliendo nel segno. 

Si, perché Hellen scintilla accende gli animi quando vuole o quando pensa di non poter fare niente di diverso, gli animi dei compagni, degli insegnanti fino ad arrivare al personale ATA che giunge dal corridoio a dare il proprio contributo nel ripristinare il succitato ordine. La minaccia che teme di più è quella di chiamare i genitori, in particolare il babbo. Ha paura di essere messa in punizione, ma ancor più ha paura di perdere la stima e far soffrire coloro che le stanno a cuore.

"E' solo invidiosa perché lei non si è mai comportata così a scuola" grida a una nuova insegnante. Ultimamente di insegnanti ne sono cambiati tanti e questo destabilizza tutti, anche i docenti che stanno fermi. Come su una giostra che ruota intorno, ci si sente disorientati e la temperatura della classe sale. Sale.

Come un'orchestra che comincia a suonare dissonante ognuno mette in scena la propria collaudata parte. Come Giovanni che si presenta a ogni nuovo arrivato come 'matto' e incomincia a interpretare fedelmente la parte lanciando oggetti in aria, battendo al muro, arrabbiandosi per ogni quisquilia. Sembra doppio Giovanni, due bambini nello stesso corpo, come doppia sembra anche Hellen capace di attenzioni e gentilezze quanto di parole improprie e comportamenti sessualizzati o scatti di rabbia.

Hellen ha un alter ego in classe, Elena. Stesso nome, lingua diversa. Con lei lo scontro è aperto e acceso.

"Lei sbaglia perché cade nelle mie provocazioni", dice. "Il problema è che sbotto", conferma l'altra riconoscendo con grande ed esclusiva consapevolezza la propria parte. Fantastico che questa incessante lotta tra loro sia forse, per Hellen, l'immagine allo specchio di un più profondo tentativo di trovare un modo per far convivere in uno stesso luogo, aula o corpo che sia, due anime, l'aldilà e l'aldiquà.

Questo si accentua quando arriva in classe anche Peter che parla la stessa lingua d’origine di Hellen, lingua che piano piano viene utilizzata dai due molto spesso nei loro scambi. Hellen sembra comprenderla in gran parte, ma non utilizzarla se non di rado con delle piccole risposte monosillabiche.

Hellen di scuole ne conosce altre, si ricorda quella che frequentava quando era in "orfanotrofio", così lo chiama lei, in quell'altrove. Racconta di un contesto dove poteva muoversi liberamente, scappare, andare. Me la immagino come un cavallo selvaggio che ora si trova a dover sopportare morso e briglie, dove qualcuno, a scuola, ma forse anche a casa, desidererebbe addomesticarla nel senso di sentirla propria e permetterle finalmente di sentire anche lei una piena appartenenza.

Ma ad Hellen le briglie non piacciono, forse non ne ha mai provate di adeguate prima, forse alcune ci sono state in passato e soffocavano. Non ama che qualcuno le dica cosa fare, come se fosse controproducente rivolgersi a lei in maniera diritta. Serve la morbidezza, accogliere come un cuscino le spigolosità esterne ed interne e arrivare lateralmente al suo orecchio. Come se necessitasse di una comunicazione obliqua, quella di chi ti siede accanto piuttosto che di fronte. Ha bisogno, però, di sentire la forza della fermezza che passa anche dal corpo, di un relazionarsi adulto e onesto soprattutto quando impreca contro Dio, delusa per la sua vita. 

Talvolta è una gara di resistenza a non venire distrutti e, di conseguenza, a non permettere che si faccia così male pensandosi distruttiva. Ancora e ancora. 

Hellen ha una sensibilità da poetessa e autrice di canzoni. Vedo la sua penna scivolare sul foglio per pagine e pagine. I quaderni sembrano avere del miracoloso. Le  parole prima raddensate, sono ora distinte, come se, piano piano, avesse imparato a distinguere la realtà  dalla finzione, dal gioco. C'è spazio tra ognuna di loro, c'è aria che circola e c'è più confine tra un inizio e una possibile fine. Se prima tutto appariva magma, ora appare percepibile più chiaramente, a colpo d'occhio e in maniera differenziata. E così, più rassicurante. Le emozioni che prima la portavano a eruttare come un vulcano, ora appaiono più capaci di liquefarsi, distinguersi e scivolare a volte più veloci e a volte più lente dentro il suo corpo prima di poter fluire in parole condivisibili su come ci si è sentiti in quella determinata circostanza.

Non ci sono più morsi a contatto con l'altro, ma possibilità di abbracci e carezze sulle spalle a segnare un'alleanza. Non ci sono più calci come risposta alla delusione, ma possibilità di allontanarsi prima e ritornare triste dopo comunicando apertamente il proprio sentire più profondo.

Immagino Hellen crescere, ma forse sta già accadendo.

Hellen per me è occasione.


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Data di pubblicazione: 
Mercoledì, Ottobre 26, 2022

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