Autore: 
Monica Nobile, a cura di Monica Piccioli

Questo articolo contiene alcune delle tante osservazioni e riflessioni emerse durante l'incontro dall'omonimo titolo, organizzato da Genitori si diventa Sezione di Roma con la dott.ssa Monica Nobile. Per tale motivo è stato lasciato in tono volutamente discorsivo e la relatrice appare parlare spesso in prima persona. Gli argomenti qui descritti non rappresentano la totalità di quanto è stato trattato nell'incontro. L'intento è quello di farne affiorare almeno una parte. 


Quando i figli (adottati e non) arrivano alla scuola superiore e manifestano delle incertezze o delle difficoltà è importante non farsene travolgere e pensare sempre che esistono vie di uscita, veri e propri PIANI B. In realtà di vie di uscita ne esistono molte, l'importante è vederle e per farlo è necessario conoscere le risorse che possono  essere di aiuto e rappresentare un investimento per il futuro. 

I Centri per l'impiego: un risorsa

Centri per l'impiego1 , sono luoghi cui considerare l'iscrizione per tempo (dai 16 anni). Entrando in contatto con essi si accede fra l'altro a Garanzia Giovani programma dedicato a ragazzi fra i 15 e i 29 anni che risiedono in Italia e non sono impegnati in attività lavorative nè scolastiche o formative. Si tratta di progetti che non si occupano solo del reperimento lavoro ma svolgono funzioni di orientamento formativo. Dipendono dalle Regioni. Quando ci si iscrive il ragazzo è convocato ad un colloquio orientativo dove può esprimere le sue attitudini, le sue preferenze, le sue passioni o la sua confusione. E' qui che inizia a costruire, insieme alla persona che gestisce il servizio, una possibilità di progettarsi. L’essere iscritti può dare una possibilità di fare esperienze formative, a volte anche con borsa di studio, da minorenni o di essere stagisti e in formazione all’interno di situazioni protette ed adeguate a una giovane età. Si tratta di esperienze che danno un assaggio concreto di quel che può essere un futuro lavorativo.

I ragazzi vivono “qui e ora”, faticano ad immaginare il futuro, faticano ad immaginare cosa possa succedere dopo aver studiato, faticano a vedere un orizzonte lontano; si sentono continuamente ripetere che siamo in crisi economica, che sarà difficilissimo trovare lavoro, assorbono moltissimi messaggi negativi che tolgono stimolo ad andare avanti. Tanti ragazzi dicono "ma allora io cosa sto a fare…". Avere esperienze che permettano di immaginare il passaggio fra la formazione e un mondo del lavoro soddisfacente e stimolante è davvero importante.

E' bene entrare in contatto con i Centri dai 16 anni perché può contare il tempo di permanenza nelle liste: ad esempio se risulti iscritto da 600/700 gg puoi avere più possibilità per iscriverti a corsi di formazione finanziati dalle regioni, spesso dalla comunità europea, e quindi per poter accedere ad altre possibilità. In Garanzia Giovani vengono indicati annualmente, ogni trimestre circa, le possibilità di percorsi formativi. Se si curiosa si può avere un’idea su cosa può esserci, quali requisiti vengono chiesti;  alcuni percorsi sono solo per laureati, altri solo per diplomati, per altri è sufficiente la terza media. E' importante andare a vedere per tempo che cosa ci potrà essere perché quello potrà diventare il famoso piano B

Questi percorsi sono interessanti anche perché in genere abbinano la parte teorica alla parte pratica.

In questo momento nella regione Veneto sono stati avviati molti percorsi sul web marketing perché è un anno che siamo in emergenza COVID-19 e tutta una serie di aziende o di negozi e piccole realtà commerciali stanno cercando figure professionali capaci di curare un sito internet piuttosto che una pubblicità sui social; la cosa interessante è che vengono date delle lezioni teoriche ma poi sono previsti dai 3 ai 6 mesi di stage in azienda; ho potuto anche constatare, con persone che ho seguito, che se tu poi “funzioni” la persona che dirige la realtà commerciale, aziendale, può proporti un’assunzione, magari non a tempo indeterminato, magari part-time, ma sempre un'autentica esperienza di avviamento nel mondo del lavoro.

Ci sono anche diverse attività nel settore turistico (il Veneto ha una forte attività turistica) dai lavori di accoglienza (reception) al lavoro nelle agenzie di viaggio,  alla gestione o alla collaborazione all’interno di locali di ristorazione. 

Posso dirvi anche, perchè sto seguendo queste situazioni, che c’è stata una grandissima richiesta di operatori socio sanitariIn questo campo sto sperimentando io stessa la formazione online di ragazzi per varie aree di competenza occupandomi della parte che riguarda la relazione di cura, la terapia occupazionale e l’animazione sociale. In tutte e tre le aree incontro giovani ragazzi adottati in formazione e secondo me non è neanche un caso perché per una lunga esperienza diretta posso dire che spesso si tratta di ragazzi che hanno una marcia in più nella relazione con l’altro; ce l’hanno perché hanno vissuto un dolore, perché hanno vissuto una fragilità e questo non è solo uno svantaggio è anche una risorsa perché si trasforma in capacità empatica e di mettersi in relazione con le persone. Naturalmente, trattandosi di ragazzi, quando li oriento sconsiglio alcuni posti di lavoro perché l’operatore socio sanitario può lavorare in diversi tipi di situazioni e alcune secondo me sono troppo dolorose e anche pericolose. Ad esempio le comunità per tossicodipendenti le sconsiglio perché richiedono una solidità che i ragazzi possono non avere. Ho visto invece i ragazzi agire in modo eccellente nei centri diurni per ragazzi disabili oppure nei servizi educativi dove ci sono piccoli bambini (0-6 anni) .

Un'esperienza appagante per chi non è ancora maggiorenne è quella di lavorare durante l’estate come tirocinanti (anche volontari), all’interno di servizi educativi per l’infanzia. Come professionista ho lavorato molto nei servizi per l’infanzia ed ho sempre accolto ragazzi e ragazzini adottati che hanno vissuto la soddisfazione di far bene il loro lavoro. Toccavano con mano che erano ricercati ed erano simpatici ai bambini; questo avviene nei GREST, nei centri estivi gestiti dalle cooperative sociali. Questa è una buona modalità per incoraggiare i ragazzi nei momenti in cui sono poco stimolati o hanno poca voglia di continuare un percorso scolastico che magari li ha molto puniti, li ha molto criticati, li ha fatti sentire molto in basso. Per questi ragazzi sentire di valere è importantissimo, gli permette di ripensarsi nel futuro: anche se è una piccola esperienza resta nel cuore.

Cosa sono i CPIA?

Spesso i ragazzi adottati sono stati iscritti a scuola con uno o due anni di differenza rispetto all’età anagrafica per tutte le motivazioni espresse bene nelle Linee di indirizzo per il diritto allo studio degli alunni adottatiAll’inizio calma e tempo sono ingredienti essenziali. Tuttavia man mano che i ragazzi crescono, soprattutto nella preadolescenza, possono sentire il divario di età con i loro compagni, come fosse una sorta di ostacolo nelle relazioni sociali. Man mano che si va avanti, se si mettono in mezzo delle bocciature, questa forbice si allarga e se si allarga troppo la situazione può farsi problematica. Per questo vorrei parlarvi anche brevemente dei CPIA (Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti). Sono istituzioni che possono rivelarsi risorse importanti; sono quelle che un tempo si chiamavano scuole serali dove persone che magari lavorano, che non hanno concluso un percorso di studi, che non si sentono adeguate a stare a lezione la mattina con persone troppo più piccole di loro, possono frequentare. Sono detti serali ma molto spesso ci sono corsi pomeridiani e in molte realtà sono eccellenze per tanti motivi. Il motivo principale è che gli insegnanti che lavorano nelle scuole per adulti, e per adulti intendo giovani adulti, sono insegnanti che scelgono di fare quel lavoro, quindi sanno che incontreranno un gruppo classe massacrato da percorsi scolastici difficoltosi, ragazzi poco motivati allo studio. Questi insegnanti hanno come obiettivo prioritario quello di contrastare la dispersione scolastica.

Ho accompagnato diversi ragazzi in questi percorsi, ragazzi diventati maggiorenni e che ancora non avevano concluso il loro percorso studi e avevano abbandonato la scuola e che hanno trovato in queste situazioni persone della loro età con le quali potevano condividere una difficoltà comune e insegnanti che per la maggior parte io vorrei in tutte le scuole d’Italia perché molto attenti alle sensibilità, agevolanti. 

Sono scuole frequentate da tanti ragazzi migranti che provengono da famiglie di altre nazionalità e anche questo, secondo me, permette di sentisi maggiormente a proprio agio permettendo un ricco contatto con una pluralità di differenze. Si parte, nei CPIA, dal punto di vista dell'aiuto. Magari ci sono ragazzi che non hanno i libri e gli insegnanti stampano loro le sintesi, mandano materiale online, permettono di recuperare lezioni saltate attraverso mezzi telematici (parlo di situazioni non COVID). I ragazzi vengono trattati maggiormente da adulti, per cui si sentono più promossi e più riconosciuti nella loro età e nelle loro possibilità. Sono scuole che prevedono stages di diverso tipo e che anche all’esame di maturità difendono davvero i propri allievi. L’ho visto con i miei occhi più volte e mi sono commossa perché si creano delle situazioni di empatia e di sostegno molto forte. Questo lo dico per chi ha ragazzi che stanno crescendo senza riuscire a proseguire nello studio: immaginare un PIANO B significa anche ri-progettarsi all’interno di scuole che sono frequentate da ragazzi più grandi senza più sentire che si è rimasti indietro, al palo, mentre gli altri intanto se ne sono andati avanti.

Uditori

Un altro piano B che vi vorrei illustrare è riportato anche nel libro scritto insieme ad Anna Guerrieri e con i contributi di Roberta Lombardi, Una scuola aperta all'adozione. Riguarda ragazzi ancora molto giovani (quindicenni) che non vogliono più andare a scuola. Tra le domande arrivate con il modulo di iscrizione a questo incontro ce n’era una riguardante il caso di un ragazzo rimasto senza motivazione, un ragazzo che si è sentito solo criticato sempre e che alla scuola superiore non è riuscito più a investire su di sè, si è inchiodato; non essendo più piccolo, un ragazzo così non possiamo certo prenderlo in braccio e portato a scuola! Quando un ragazzo a quindici o sedici anni non vuole andare a scuola è difficile capire cosa fare perché non è più un’età dove noi possiamo comandare, è un’età in cui dobbiamo contrattare.

Trovare strategie di intervento rispetto a ragazzi che abbandonano troppo precocemente la scuola ha una forte valenza anche rispetto alla prevenzione del rischio perché un ragazzo che a 15 anni non va più a scuola e tutto il giorno non sa cosa fare perché è uscito dal circuito dei compagni di classe, delle relazioni fra coetanei, è un ragazzo in pericolo. C’è il pericolo che vada in giro a fare danni, che si trovi in situazioni pericolose, che si aggreghi ad altre persone che stanno vivendo marginalità e talvolta anche delinquenza; quindi dobbiamo trovare una collocazione per questi ragazzi.

Non è possibile presidiarli dalla mattina alla sera tutti i giorni anche perché questo farebbe solo crescere la tensione familiare. Per questi ragazzi ho sperimentato più volte la possibilità di entrare in una scuola come uditore. Senza la pressione delle verifiche e delle interrogazioni si riesce a stare comunque in classe,  in un luogo protetto, con ragazzi vicini o quantomeno vicini di età, e darsi una tregua, un tempo per ri-pensarsi un poco. Per farlo occorre che il genitore trovi un buon dialogo con un dirigente disponibile e accogliente; sono percorsi costruiti con pazienza e con dialogo. Ho spesso accompagnato le famiglie con dei progetti di questo genere che si sono rivelati necessari dopo le vacanze di Natale. Le vacanze di Natale spesso sono un momento "topico", la crisi avviata in autunno si fa critica e il rifiuto a frequentare definitivo. In momenti come quello che ho appena descritto abbiamo cercato le scuole che sapevamo avere un dirigente accogliente e sensibile e abbiamo chiesto di portare avanti questo tipo di progetti. L’ho fatto nell’istruzione pubblica. Questi ragazzi per un semestre hanno vissuto in una scuola che li ha accolti e seguiti in modo diverso, non hanno vissuto l’angoscia e l’ansia dei compiti, delle interrogazioni, delle verifiche e hanno avuto un tempo più lento, meno schiacciante. Non è detto che poi i ragazzi continuino in quella stessa scuola, magari poi scoprono che quella scuola dove hanno fatto gli uditori non è il loro percorso e non è detto che restino lì, però si danno un tempo in un luogo protetto per pensare a "cosa vorrei fare da grande" e danno anche agli adulti uno spazio di tempo sufficiente per accompagnarli in un altro percorso. 

D'altra parte, per la legge, l’obbligo scolastico deve essere di 10 anni di scuola (non solo quindi avere sedici anni ma aver frequentato almeno 10 anni di scuola) per cui per inserirli anche in altre situazioni formative prima bisogna aver assolto questo compito. Anche per questo diventa importante il poter stare in classe almeno da uditore. 


In conclusione, possiamo dire che alcune vie di uscita di fronte alle difficoltà di ragazze e ragazzi, che faticano a trovare una strada precisa già nei primi anni dell'adolescenza, possono esserci. Vale la pena provare a percorrerle, prima di arrendersi e demoralizzarsi defnitivamente, di fronte ai no dei nostri figli.


1) "I CPI sono strutture pubbliche coordinate dalle Regioni o dalle Province autonome.Favoriscono l'incontro tra domanda e offerta di lavoro e promuovono interventi di politica attiva del lavoro. Svolgono inoltre attività amministrative, come l'iscrizione alle liste di mobilità e agli elenchi delle categorie protette, le cessazioni dei rapporti di lavoro e il rilascio del certificato di disoccupazione." da ANPAL

 

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Data di pubblicazione: 
Mercoledì, Febbraio 17, 2021

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