Autore: 
Cristina Pansera e Ljuba Bardi

La crisi nelle famiglie adottive:  un tema di attualità

Abbiamo la percezione che il fenomeno sia in costante crescita. Possiamo affermarlo sia in base all’aumento delle domande di accesso ai nostri servizi sia per gli esiti delle ultime ricerche sociologiche su questo tema. Recentemente abbiamo collaborato, insieme a Genitori si diventa e all’Università Cattolica Sacro Cuore di Milano, all’indagine promossa da Associazione Arcobaleno nell’ambito del progetto: “INTRECCI una rete che ricompone la frammentazione delle origini nelle famiglie con minori a rischio”Bando del Volontariato – finanziamento di Regione Lombardia. Sono state intervistate le comunità nella città e nella provincia di Milano e nella città e nella provincia di Monza e Brianza per verificare la presenza dei minori adottivi “restituiti” nell’anno 2017. A breve saranno resi pubblici gli esiti che confermano il trend in aumento come da noi rilevato sulla base delle richieste di aiuto.

Crisi versus fallimento adottivo

Il termine fallimento non è dei più idonei a definire un fenomeno complesso che contempla una molteplicità di situazioni.  E’ preferibile parlare di crisi come di una situazione che contiene in sé la possibilità di trasformazione, di crescita, di cambiamento. Si manifesta quando il conflitto familiare non è più percepito come occasione per modificare le relazioni, ma di distruzione dei legami. Quindi non si tratta di un evento ma di una serie di accadimenti che si snodano su archi temporali più  o meno lunghi.

Potremmo collocarlo tra due estremi: la separazione dei genitori adottivi e l’espulsione dei figli dalla famiglia con il conseguente ricollocamento in comunità, se minori. In mezzo, un’infinita serie di situazioni e logoranti tensioni familiari che a volte appaiono insopportabili. In età adolescenziale comprendono spesso situazioni di devianza: abuso di alcol, sostanze, ludopatie ecc. o di ritiro sociale, in primis dalla scuola. La tentazione di arrendersi diventa forte soprattutto se manca una rete familiare allargata e amicale empatica di riferimento; spesso invece le famiglie vivono un’angosciante solitudine. I genitori adottivi che all’inizio erano stati valutati e ritenuti idonei, capaci e all’altezza del compito dal Tribunale dei Minori su relazione dei Servizi sociali, ora si sentono inadeguati: giudicati dalla scuola, dagli altri genitori, da chi ritiene la scelta adottiva perdente a priori, spesso dal proprio ambiente familiare. 

La nostra misssion

“Tessere nodi d’amore e sciogliere nodi conflittualità” è sempre stato il motto dei nostri servizi rivolti alle famiglie adottive. Allo scopo abbiamo costituito un’equipe multidisciplinare composta in primis da mediatori familiari, psicoterapeuti, arte terapisti.  Lavoriamo costruendo una rete significativa con gli altri soggetti coinvolti: gli Enti autorizzati, tra cui spicca, per la decennale collaborazione e sinergia, AFN Azione per Famiglie Nuove; i Servizi Territoriali; la scuola, a cominciare dall’Ufficio Scolastico Provinciale; il Tribunale, cooperative e associazioni di genitori; ecc. Con la Sezione di Monza di Genitori si Diventa si è stabilita una sinergia significativa a beneficio delle famiglie adottive del territorio e della comunità sociale, co progettando e realizzando insieme diversi interventi sostenuti economicamente dalla Fondazione della Comunità Monza e Brianza e da Regione Lombardia. Anche attraverso la testimonianza delle stesse famiglie vogliamo trasmettere il messaggio che in famiglia è possibile ricominciare.

La mediazione familiare: un servizio innovativo

Tra i servizi innovativi, offerti la mediazione familiare ha un ruolo peculiare per l’accoglienza di queste specifiche crisi familiari. E’ un percorso per la riorganizzazione delle relazioni familiari conflittuali. In un contesto strutturato, il mediatore, come terzo neutrale e con una formazione specifica, sollecitato dalle parti, nella garanzia della confidenzialità ed in autonomia dall’ambito giudiziario, si adopera affinché i genitori elaborino in prima persona un programma di gestione della crisi soddisfacente per sé e per i figli, in cui possano esercitare la comune responsabilità genitoriale. È un’alternativa che si differenzia chiaramente per modalità ed obiettivi, sia dalla terapia familiare che dalla consulenza legale.

Incoraggiare, facilitare, aprire scenari di comunicazione efficace

Il mediatore familiare agisce in modo tale da incoraggiare e facilitare la risoluzione di una lite e si applicherà affinché l'autorità decisionale resti alle parti. Il ruolo del mediatore familiare comporta fra l'altro il compito di assistere le parti nell'identificare le questioni, di incoraggiare la loro abilità nel risolvere i problemi ed esplorare accordi alternativi in autonomia dal circuito giuridico e nel rispetto della confidenzialità. In alcuni momenti particolarmente critici e conflittuali è l’unico spazio in cui è ancora possibile che la famiglia si fermi e ponga una domanda di aiuto. E’ un setting non ancora esplorato a differenza di quello psicologico. Lancia lo sguardo al futuro e se analizza il passato è solo per raccogliere informazioni funzionali alle prese di decisione, senza riaprire ferite che devono essere curate altrove. Questo può apparire un limite: in realtà è una risorsa per tutte quelle situazioni in cui lo sguardo sul passato è al momento intollerabile, insostenibile. La mediazione familiare e dei conflitti, per la riservatezza, il non giudizio, l’assenza di diagnosi e di relazioni scritte, viene percepita favorevolmente e apre reali scenari di comunicazione efficace, in un’ottica di trasformazione della realtà. Aiuta a mettere a fuoco i bisogni di tutti e a riconoscere le risorse residue ancora presenti, progettando scelte concrete e condivise per il presente e per il futuro.

Padri, madri, figli...

Il mediatore familiare, opportunamente formato ad operare nel contesto della famiglia adottiva conflittuale, riapre canali di comunicazione attraverso i quali le persone se lo vogliono, possono analizzare insieme i loro conflitti e determinare delle trasformazioni, senza farsi determinare e distruggere dagli eventi,  rimanendo protagoniste della loro storia.

I figli, se vicini alla maggiore età, per scelte che li riguardano, possono partecipare alla mediazione dopo un colloquio con lo psicologo che ne accerta la possibilità di stare nel setting. Gli incontri di mediazione con i figli si svolgono alla presenza dello psicoterapeuta. Quando la famiglia adottiva si sente accolta, non giudicata, non valutata, aiutata a riconoscere le risorse ancora presenti, a leggere l’affetto che ne lega ancora i componenti, si riapre a pensare ed immaginare che un futuro è ancora davvero possibile.

Il mediatore aiuta a leggere il conflitto, a contenerlo, a far riconoscere i bisogni disattesi che lo alimentano e aizzano. Aiuta a negoziare soluzioni in cui tutti possano uscire vincitori: riconoscersi ancora padri, madri, figli capaci di dare e ricevere amore.

Dal confltto al nuovo equilibrio

E’ un possibile compito del mediatore, traghettare la famiglia o i singoli genitori e figli, ai servizi specialistici deputati a sostenere le scelte che questi vogliono fare per dare risposte concrete e di speranza per il presente e per il futuro. L’obiettivo è sostenere le parti nel raggiungere autonomamente accordi durevoli tutelando da un punto di vista del diritto, il superiore interesse del minore sancito dalla Convenzione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza approvata dall’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1989 e ratificata in Italia nel 1991, pur restando in autonomia dal sistema giudiziario. Per mediare occorre sollecitare le parti a cercare soluzioni alternative molteplici e condiviseecco perché nei nostri interventi soprattutto di gruppo è quasi sempre presente la figura di arte terapiste specializzate. La creatività, l’uso di strumenti che sollecitano l’accesso alle emozioni, la possibilità di creare scenari metaforici attraverso l’immagine o la plasticità dei materiali, la facilitazione nel veicolare le comunicazioni attraverso queste esperienze fanno dell’arte terapia uno strumento assai prezioso e di supporto.

La nostra esperienza di mediazione che svolgiamo da dieci anni con le famiglie adottive ci conferma che il conflitto, se opportunamente gestito, può diventare uno spazio di apprendimento e non di distruzione della famiglia, un luogo e un tempo da cui uscire con una rinnovata fiducia nel progetto adottivo iniziale. Magari tutt’altra cosa dal primo desiderio ma non per questo meno prezioso, anzi forse lo è ancora di più perché forgiato dalle fatiche e dalla continua ricerca di un equilibrio dove i bisogni di tutti trovano risposta.

CRISTINA PANSERA Responsabile del Centro di Mediazione Familiare e Psicoterapia L’ELLEBORO di EOS coop soc onlus di Besana Brianza (MB), Direttore didattico del Percorso professionale per mediatori familiari con approfondimento sulla famiglia adottiva conflittuale di EOS riconosciuto A.I.Me.F. (associazione italiana mediatori familiari)

LIUBA BARDI Presidente di ELOHI cooperativa sociale onlus. Besana in Brianza (MB)

 

Bibliografia

 AA.VV. (2003), Percorsi problematici dell’adozione internazionale. Indagine sul fenomeno della restituzione dei minori adottati da altri paesi. Firenze: Istituto degli Innocenti.

 Galli J., Viero F   (2001). (a cura di), Fallimenti adottivi. Prevenzione e riparazione, Armando Editore, Roma.

Palacios, J. (2007), Manuale degli interventi professionali nell’adozione internazionale (tr.it. 2013 a cura Regione Emilia Romagna, Assessorato alle politiche sociali).

 Tartari M. (2011), La crisi dell’adozione, Regione Veneto.

 Vadilonga F. (2009) ( a cura di ) Curare l’adozione. Modelli di sostegno e presa in carico della famiglia adottiva, Raffaello Cortina editore

Lemà sabactani? Contributi per una cultura dell’adozione marzo 2008 anno I n°1 e n° 2 ed. Ancora

Maria Martello Conflitti: parliamone. Dallo scontro al confronto con il metodo della mediazione Sperling & Kupfer, 2006

http://www.stateofmind.it/2015/10/crisi-adozioni-internazionali/

 

Data di pubblicazione: 
Giovedì, Luglio 4, 2019

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